CoreWeave: Q2 2026, il colosso del cloud AI corre (e brucia cassa)

Oggi Parliamo di CoreWeave, quella che si definisce “The Essential Cloud for AI“. Nel giro di sei mesi, tra gennaio e giugno 2026, l’azienda ha pubblicato due trimestrali che raccontano la stessa storia da due angolazioni diverse: una crescita dei ricavi impressionante, e una voragine di investimenti e debito ancora più impressionante.

Partiamo dai numeri, perché qui i numeri fanno rumore.

Nel primo trimestre 2026, chiuso il 31 marzo, CoreWeave ha fatturato 2,08 miliardi di dollari, più che doppiati rispetto ai 982 milioni dello stesso trimestre 2025. Ma la perdita netta è arrivata a 740 milioni di dollari, contro i 315 milioni di un anno prima: la perdita cresce più in fretta dei ricavi. L’utile operativo è negativo per 144 milioni, con un margine operativo del -7%.

Poi arriva il secondo trimestre, chiuso il 30 giugno, e la traiettoria si conferma: 2,57 miliardi di dollari di ricavi, in crescita di oltre il 100% anno su anno rispetto ai 1,21 miliardi del Q2 2025, e in accelerazione del 24% rispetto al trimestre precedente. La perdita netta è di 626 milioni di dollari — ancora enorme, ma leggermente più contenuta rispetto ai 740 milioni del trimestre precedente. Il CEO Michael Intrator lo ha definito “un importante punto di inflessione”, il momento in cui la scala dell’azienda comincia a tradursi in leva operativa.

E qui c’è il primo dato da tenere a mente per capire davvero CoreWeave: l’EBITDA rettificato. Un indicatore che esclude ammortamenti, interessi, imposte e stock-based compensation — le voci più pesanti in un business che sta costruendo data center a ritmo forsennato. Nel Q1 l’EBITDA rettificato è stato di 1,157 miliardi con un margine del 56%. Nel Q2 è salito a 1,510 miliardi di dollari, margine 59%. Su questo indicatore, CoreWeave è profittevole e in miglioramento. Sul risultato netto GAAP, resta profondamente in perdita. È la fotografia di un’azienda infrastrutturale a debito che sta spendendo oggi per ricavi di domani.

E infatti la voce che più salta all’occhio è il backlog di ricavi — cioè i contratti già firmati che si trasformeranno in fatturato nei prossimi anni. A marzo era già a 99,4 miliardi di dollari. A fine giugno era salito a circa 104 miliardi, e CoreWeave ha precisato che questa cifra non include oltre 25 miliardi di dollari di nuovi impegni firmati nei primi giorni del terzo trimestre. Significa che, sommando tutto, il portafoglio ordini viaggia già oltre i 129 miliardi di dollari. Per un’azienda che nel Q2 ha fatturato 2,5 miliardi, questo backlog rappresenta più di dieci anni di ricavi al ritmo attuale — un segnale fortissimo sulla domanda di infrastrutture AI.

Chi c’è dietro questi contratti? Nel primo trimestre la notizia più grossa è stato Meta, con un nuovo impegno da 21 miliardi di dollari firmato a marzo, oltre a un accordo pluriennale con Anthropic per supportare lo sviluppo dei modelli Claude, e l’espansione dei rapporti con Cohere, Jane Street e Mistral. Nel secondo trimestre arrivano nuovi nomi enterprise come Bentley Systems, Caterpillar, Grammarly, Isomorphic Labs e Sunday Robotics, insieme all’espansione di rapporti già esistenti con Databricks, Hudson River Trading e Runway ML.

Sul fronte infrastrutturale, la crescita fisica è altrettanto vertiginosa. A marzo CoreWeave aveva appena superato 1 gigawatt di potenza attiva. A giugno era già a 1,5 GW, con quasi 500 megawatt aggiunti in tre mesi, e una potenza totale sotto contratto che ha raggiunto circa 3,7 GW. L’azienda dichiara di puntare a oltre 8 GW entro il 2030, in partnership rafforzata con NVIDIA per la costruzione di più di 5 GW di “AI factories”.

E qui arriva l’altro lato della medaglia: come si finanzia tutto questo. Nel primo trimestre CoreWeave ha chiuso una facility da 8,5 miliardi di dollari — il primo delayed draw term loan non-recourse con rating investment grade nel suo genere — e ha incassato 2 miliardi di dollari da un investimento diretto di NVIDIA in azioni di classe A. Nel secondo trimestre l’attività sui mercati del debito si è ulteriormente intensificata: un term loan da 3,1 miliardi di dollari, definito la prima delayed draw facility sindacata pubblicamente e garantita da infrastrutture HPC; un investimento strategico da 1 miliardo di dollari da Jane Street; e oltre 10 miliardi di dollari raccolti in debito non garantito e obbligazioni convertibili, incluso il primo Eurobond nella storia dell’azienda. Il tutto culminato con l’ingresso di CoreWeave nel Nasdaq-100.

Per dare un’idea della dimensione di questo sforzo di capitale: nel solo secondo trimestre, CoreWeave ha investito 6,4 miliardi di dollari in property ed equipment — sostanzialmente data center e GPU — portando il totale dei primi sei mesi del 2026 a oltre 14 miliardi di dollari di capex. Il totale attivo di bilancio è passato da 49,3 miliardi a fine 2025 a 77 miliardi di dollari a fine giugno 2026. E il debito totale sul bilancio, tra quota corrente e non corrente, supera ormai i 35 miliardi di dollari.

Sul fronte tecnologico, il trimestre di giugno ha portato anche alcuni annunci chiave: CoreWeave è stata la prima a completare il bring-up e la validazione della piattaforma NVIDIA Vera Rubin NVL72, ha lanciato CoreWeave Interconnect — una rete in fibra privata ad alte prestazioni che collega direttamente altre piattaforme hyperscale, a partire da Google Cloud — e ha introdotto strumenti per l’AI agentica come ARIA e i CoreWeave Sandboxes, pensati per il training e il fine-tuning continuo di agenti in produzione.

Riassumendo il quadro in poche righe: CoreWeave sta crescendo a ritmi che pochissime aziende infrastrutturali hanno mai sostenuto, con ricavi raddoppiati anno su anno per due trimestri di fila e un backlog che supera ormai i 129 miliardi di dollari. Ma è una crescita finanziata quasi interamente a debito e capitale fresco, con perdite nette che restano nell’ordine delle centinaia di milioni a trimestre e un capex che divora miliardi ogni novanta giorni. La domanda che gli investitori si porranno nei prossimi trimestri è una sola: la leva operativa — quel miglioramento di margine EBITDA dal 56 al 59% — riuscirà a trasformarsi in utili GAAP prima che il costo del debito diventi insostenibile?

È la scommessa al centro di tutto il settore dell’infrastruttura AI in questo momento, e CoreWeave ne è oggi il caso di scuola più estremo.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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