Alibaba scommette tutto sull’AI: ricavi su, utili giù del 75%
Oggi parliamo di un colosso che conoscete tutti: Alibaba Group, che ieri, 20 agosto 2026, ha pubblicato i risultati del secondo trimestre dell’anno fiscale 2026, relativo al periodo chiuso al 30 giugno 2026. E vi anticipo subito: è una trimestrale a due facce, con ricavi in crescita ma utili in forte contrazione. Andiamo con ordine.
Partiamo dal dato che fa più notizia: i ricavi totali si sono attestati a 268,9 miliardi di yuan, pari a circa 39,6 miliardi di dollari, in crescita del 9% su base annua rispetto ai 247,6 miliardi di yuan dello stesso trimestre dello scorso anno. Fin qui, tutto bene: la crescita del fatturato conferma che il business di Alibaba continua a espandersi.
Ma è quando scendiamo sotto la linea dei ricavi che la situazione si complica parecchio. L’utile operativo crolla infatti a 15,2 miliardi di yuan, con un tonfo del 57% anno su anno, e il margine operativo si dimezza praticamente, passando dal 14% al 6%. E l’utile netto? Ancora peggio: 10,4 miliardi di yuan, in calo del 75% rispetto all’anno precedente. L’utile netto attribuibile agli azionisti ordinari scende addirittura del 76%, a 10,5 miliardi di yuan. Anche depurando i conti dalle voci straordinarie, l’utile netto non-GAAP si ferma a 20,7 miliardi di yuan, comunque in calo del 38%.

Tradotto in utile per azione: l’EPS diluito crolla da 2,25 a 0,46 yuan, un tonfo del 79%. Numeri che, presi da soli, spaventerebbero chiunque. Ma per capire cosa sta succedendo davvero dobbiamo guardare dove Alibaba sta bruciando margine — e la risposta è una sola parola: intelligenza artificiale.
Andiamo a scomporre i segmenti di business, perché qui sta il cuore della storia. Il gruppo oggi si racconta attraverso tre grandi aree.
Il primo è l’Alibaba E-commerce Group, che resta il motore principale con 205,9 miliardi di yuan di ricavi, in crescita del 4%. Ma attenzione, perché dentro questo blocco convivono dinamiche opposte: l’e-commerce tradizionale in Cina, quello dei marketplace storici come Taobao e Tmall, arretra dell’8% a 110,9 miliardi di yuan, con i ricavi da gestione clienti in calo del 7%. In compenso, la quick commerce cinese — le consegne ultra-rapide — vola del 45%, a 53,3 miliardi di yuan. È il segnale che i consumatori cinesi stanno spostando le abitudini di spesa verso la consegna immediata, e Alibaba sta rincorrendo questo trend con investimenti aggressivi.
Il secondo segmento è quello che oggi interessa di più agli investitori: AI Cloud and Compute Services, il cloud e il calcolo per l’intelligenza artificiale. I ricavi salgono a 48,4 miliardi di yuan, con una crescita del 45%, e qui troviamo probabilmente il dato più significativo di tutta la trimestrale: i ricavi legati ai prodotti AI hanno segnato una crescita a tripla cifra per il dodicesimo trimestre consecutivo. Dodici trimestri di fila. Non è un episodio isolato, è una tendenza strutturale. E la redditività di questo segmento, misurata sull’EBITA rettificato, più che raddoppia, con un balzo del 133%.
Il terzo pezzo del puzzle, però, è quello che spiega il crollo degli utili complessivi: AI Labs and Applications. I ricavi crescono del 16%, a 3,3 miliardi di yuan, ma la perdita operativa rettificata esplode a 13,9 miliardi di yuan, contro una perdita di 3,2 miliardi nello stesso trimestre dell’anno scorso. In pratica, Alibaba sta investendo pesantemente — e in perdita — per costruire e distribuire i propri modelli di intelligenza artificiale, come il nuovo Qwen3.8-Max, lanciato in appena tre mesi, con 2.400 miliardi di parametri e pesi rilasciati in open source.
E qui arriviamo a un altro numero chiave per capire la strategia: gli investimenti in capitale, i cosiddetti capex, sono saliti a 67,7 miliardi di yuan, un aumento del 75% anno su anno. Sono soldi che vanno quasi tutti a rafforzare l’infrastruttura cloud per sostenere la domanda di intelligenza artificiale. La conseguenza diretta è che il free cash flow è negativo per 44,7 miliardi di yuan, ben più ampio del deficit di 18,8 miliardi dell’anno precedente. Alibaba, insomma, sta bruciando cassa consapevolmente per finanziare questa transizione verso l’AI.
Nonostante questo, il gruppo mantiene una posizione patrimoniale solidissima: 474,5 miliardi di yuan in cassa e investimenti liquidi, praticamente 70 miliardi di dollari. E continua comunque a remunerare gli azionisti: nel trimestre ha riacquistato 13,4 milioni di azioni ordinarie per un controvalore di 162 milioni di dollari.
Un paio di dati operativi da segnalare prima di chiudere: i membri 88VIP, il programma di abbonamento premium, hanno superato i 64 milioni, con una crescita a doppia cifra. E l’app Qwen ha già portato 250 milioni di utenti a vivere un’esperienza di shopping guidata dall’intelligenza artificiale. Segnaliamo anche un accantonamento di 550 milioni di euro legato a una sanzione della Commissione Europea per il Digital Services Act, e una svalutazione di avviamento da 4,5 miliardi di yuan.
Cosa ci dice, in sintesi, questa trimestrale? Il CEO Eddie Wu l’ha definita “un trimestre solido, trainato dalla crescente commercializzazione delle nostre capacità AI a tutto tondo”, sottolineando l’accelerazione al 45% della crescita del cloud. Il CFO Toby Xu parla invece di “crescita robusta dei ricavi e miglioramento dei margini nei core business”, e di una flessibilità strategica e finanziaria che aumenta man mano che le sinergie si consolidano.
La lettura che vi lascio è questa: Alibaba sta vivendo la classica fase di transizione degli investimenti pesanti. I margini di oggi vengono sacrificati sull’altare della corsa all’intelligenza artificiale, con la scommessa che il cloud e i prodotti AI diventino, nei prossimi trimestri, il vero motore di redditività del gruppo. I numeri della crescita dei ricavi cloud e il dodicesimo trimestre consecutivo di crescita a tripla cifra dell’AI sono lì a supportare questa scommessa. Ma il conto in termini di utili e di cassa, per ora, lo stanno pagando gli azionisti. Sarà interessante vedere, trimestre dopo trimestre, se questi investimenti inizieranno a tradursi in profitti concreti, oppure se il mercato inizierà a chiedere maggiore disciplina sui costi.



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