Moderna: il farmaco che ha fatto esplodere il titolo in borsa

Partiamo da un nome che tutti conoscono: Moderna, l’azienda biotech americana diventata famosa in tutto il mondo per il vaccino anti-Covid a mRNA. Dopo l’euforia della pandemia, però, gli ultimi anni erano stati durissimi: il titolo aveva perso oltre il 90% del suo valore massimo, schiacciato dal crollo della domanda di vaccini Covid e da un mercato che si chiedeva se Moderna avesse ancora un futuro oltre quella singola scoperta.

Poi, il 19 agosto 2026, tutto è cambiato in poche ore.

L’azienda, insieme al colosso farmaceutico Merck, ha annunciato i risultati di uno studio di Fase 3 su un vaccino oncologico completamente nuovo: intismeran autogene, combinato con Keytruda, il farmaco immunoterapico di punta di Merck. Non è un vaccino qualsiasi: è un trattamento personalizzato, costruito letteralmente su misura per ogni singolo paziente. Il funzionamento è quasi fantascientifico — i medici analizzano le mutazioni genetiche del tumore di una persona e, sulla base di quel profilo, Moderna produce un’iniezione a mRNA capace di insegnare al sistema immunitario a riconoscere fino a 34 bersagli tumorali specifici, i cosiddetti neoantigeni.

Lo studio, chiamato INTerpath-001, ha coinvolto oltre 1.100 pazienti con melanoma in stadio avanzato, dopo l’intervento chirurgico. I pazienti trattati con il vaccino personalizzato insieme a Keytruda sono rimasti liberi da recidive più a lungo rispetto a chi aveva ricevuto solo l’immunoterapia standard, e la malattia si è diffusa meno verso altri organi. Il dato storico è questo: per la prima volta in assoluto, una terapia oncologica basata su mRNA ha superato con successo una sperimentazione di Fase 3.

Wall Street ha reagito in modo violentissimo. Nel giro di una sola seduta il titolo Moderna è schizzato di quasi il 177%, passando da circa 63 dollari a un massimo intraday di oltre 176 dollari — la miglior giornata di sempre nella storia del titolo in borsa. La capitalizzazione dell’azienda ha sfiorato quota 70 miliardi di dollari. Anche Merck ne ha beneficiato, guadagnando circa il 6% in borsa. E la ricchezza personale dei fondatori è tornata a salire vertiginosamente: il co-fondatore Robert Langer è tornato miliardario, e il patrimonio del CEO Stéphane Bancel è aumentato di miliardi di dollari in un solo giorno.

Ma, come spesso succede nel mondo biotech, l’euforia iniziale non è durata a lungo. Già nelle sedute successive il titolo ha ritracciato bruscamente, perdendo tra il 20 e il 25% rispetto ai massimi toccati subito dopo l’annuncio. Gli analisti hanno iniziato a raffreddare gli entusiasmi: i dati completi sulla sopravvivenza dei pazienti non sono ancora stati pubblicati, e la comunità scientifica attende la presentazione integrale dei risultati al congresso ESMO di Madrid, fine ottobre 2026, per capire davvero quanto sia solido questo vantaggio rispetto alla sola immunoterapia.

Il quadro di fondo, va detto, resta comunque complesso: Moderna è ancora un’azienda in forte perdita, che brucia centinaia di milioni di dollari a trimestre, con ricavi in calo rispetto agli anni del Covid. Ma con oltre 5 miliardi di dollari di liquidità in cassa e questo nuovo, promettente pilastro oncologico — che punta a coprire anche altri tumori come polmone, vescica e rene — l’azienda ha ritrovato qualcosa che le mancava da tempo: una narrativa di crescita su cui gli investitori tornano a scommettere.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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