Rassegna settimanale finanziaria – 17/22 novembre 2025

Benvenuti Amici e buona domenica.
La settimana appena trascorsa è stata segnata da una forte volatilità, con gli investitori ancora preoccupati per le valutazioni elevate dei giganti tecnologici americani. Nonostante i risultati di Nvidia abbiano superato le attese, il titolo non è riuscito a rassicurare il mercato, alimentando i timori di una possibile bolla legata all’intelligenza artificiale.

Sul fronte macroeconomico, i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti, pubblicati in ritardo a causa dello shutdown, hanno confermato la solidità del mercato del lavoro. Questo allontana ulteriormente la prospettiva di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, mantenendo alta la tensione tra gli operatori.

Gli indici principali hanno chiuso in rosso: il futze MIB ha perso oltre il 3%, lo stox Europe 600 il 2,2%, l’S&P 500 quasi il 2% e il Nikkei giapponese più del 3%. Anche le materie prime hanno sofferto: il Brent è sceso a 62 dollari al barile, l’oro ha ceduto lo 0,8%, mentre il rame resta stabile ma frenato dalla domanda cinese.

Tra i titoli migliori della settimana spiccano Exact Sciences, balzata di oltre il 50% grazie all’acquisizione da parte di Abbott, e Jazz Pharma, che ha presentato risultati incoraggianti su un nuovo trattamento oncologico. Bene anche Games Workshop, Alphabet e Solaria Energia, tutte sostenute da notizie positive e prospettive di crescita.

Sul fronte opposto, i flop non sono mancati: eDreams ha perso più del 50% dopo la revisione al ribasso degli obiettivi, Soitec è crollata del 38% e AMS-OSRAM ha deluso con risultati inferiori alle attese. Male anche Ocado, penalizzata dalla chiusura di magazzini da parte del partner americano Kroger, e Valeo, il cui piano strategico non ha convinto gli investitori.

Le criptovalute hanno vissuto un’altra settimana difficile: il Bitcoin ha perso un 11% e si aggira intorno agli 80 mila dollari, in calo del 27% nell’ultimo mese. La capitalizzazione complessiva del settore è scesa di 1.000 miliardi di dollari, riflettendo la forte correlazione con i titoli tecnologici.

Guardando avanti, l’attenzione si sposterà sulla pubblicazione dei dati macroeconomici americani: il 25 novembre arriveranno i prezzi alla produzione e le vendite al dettaglio, il 26 gli ordini di beni durevoli. Il 27 novembre, invece, sarà festivo negli Stati Uniti per il Giorno del Ringraziamento. Tutti gli occhi restano puntati sulla decisione della Fed del 10 dicembre, che potrebbe segnare la direzione dei mercati per la fine dell’anno.

Passiamo ora al capitolo delle materie prime, che questa settimana hanno mostrato dinamiche molto interessanti.
Sul fronte energia, il petrolio ha vissuto una nuova sequenza di ribassi. I prezzi restano sotto pressione per via dei negoziati di pace tra Stati Uniti, Russia e Ucraina: un piano che sembra favorire Mosca e che riduce i timori di nuove sanzioni. A questo si aggiunge la forza del dollaro americano, sostenuta dalla prospettiva di una pausa della Federal Reserve nella politica di allentamento monetario. Un dollaro più forte rende il petrolio più costoso per chi compra in altre valute. Risultato: il Brent si scambia intorno ai 62,40 dollari al barile, mentre il WTI è a quota 58.

Per quanto riguarda i metalli, il rame con consegna a tre mesi si è stabilizzato a Londra intorno ai 10.738 dollari. La domanda cinese, ancora fragile, frena la ripresa della dinamica rialzista. Intanto il Cile, primo produttore mondiale, ha rivisto al rialzo le sue previsioni sui prezzi, tenendo conto delle perturbazioni dell’offerta e dei tassi più bassi.

L’oro, invece, ha perso circa 1% scendendo a 4.040 dollari, complice la pubblicazione di dati solidi sull’occupazione americana che hanno ridotto le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed.
Infine, i prodotti agricoli. A Chicago i futures sul grano con consegna a dicembre 2025 sono scesi a 537 centesimi al bushel, riflettendo le previsioni di un’offerta globale abbondante. Anche il mais ha registrato un calo, attestandosi a 436 centesimi. Il caffè continua la sua flessione, dopo la decisione del presidente americano di abolire i dazi del 40% sul prodotto brasiliano.

In sintesi, energia, metalli e agricoli hanno tutti mostrato pressioni al ribasso, confermando come le materie prime restino strettamente legate alle dinamiche geopolitiche e monetarie globali.

Passiamo ora alla sezione macroeconomica. Il cosiddetto “miracolo NVIDIA” non si è materializzato: nonostante risultati davvero sorprendenti e i tentativi dell’azienda di rassicurare gli investitori, la ripresa è stata di breve durata e ha lasciato spazio a un nuovo calo dei titoli tecnologici.

Ancora più inatteso è stato il rallentamento dei titoli legati alla difesa europea, penalizzati dalle prospettive di negoziati di pace tra Ucraina e Russia. Il mercato sembra pronto a smontare i suoi idoli, ma è probabile che, una volta passata la tempesta, torneranno acquisti a prezzi più convenienti. Nel frattempo, il mercato obbligazionario osserva queste turbolenze con relativa calma: i rendimenti dei decennali americani restano sotto il 4,15%, nonostante si allontani la possibilità di un nuovo taglio dei tassi a dicembre.

In conclusione, la settimana appena trascorsa ci ha ricordato quanto i mercati restino estremamente sensibili alle variabili geopolitiche e monetarie. La volatilità è tornata protagonista, alimentata da fattori che spaziano dai negoziati di pace tra Russia e Ucraina, alla forza del dollaro, fino ai dati macroeconomici americani che hanno ridotto le speranze di un taglio dei tassi da parte della Fed.

Il calo dei titoli tecnologici e della difesa europea, insieme alla debolezza delle criptovalute, evidenzia come gli investitori stiano ricalibrando le proprie aspettative. Tuttavia, il mercato obbligazionario mantiene una certa stabilità, segnale che sotto la superficie la fiducia di lungo periodo non è del tutto venuta meno.

Guardando avanti, sarà cruciale monitorare le prossime pubblicazioni macro negli Stati Uniti e, soprattutto, la decisione della Federal Reserve del 10 dicembre. Quella data potrebbe rappresentare un punto di svolta per la fine dell’anno e dare nuova direzione ai mercati globali.
In sintesi, siamo entrati in una fase di transizione: gli investitori devono prepararsi a gestire oscillazioni più ampie, ma anche a cogliere opportunità che inevitabilmente si presenteranno quando la tempesta si calmerà.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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