Meta e il conto salato dell’intelligenza artificiale
Quanto può ancora spendere il settore tech per l’intelligenza artificiale prima che gli investitori dicano basta?
Mercoledì sera Meta ha pubblicato i risultati del secondo trimestre 2026. A prima vista sembrano ottimi: ricavi per oltre 60 miliardi di dollari, in crescita di quasi il 28% rispetto a un anno fa. Ma bastano poche righe più sotto per cambiare completamente il quadro. L’utile netto è sceso del 14%, l’utile per azione del 13%, mancando le stime degli analisti. E soprattutto: il margine operativo è crollato dal 43% al 31% in un solo anno.
Il mercato ha reagito senza pietà. Il titolo, che aveva chiuso la seduta regolare sopra i 585 dollari, è arrivato a perdere fino all’11% nelle contrattazioni after-hours.
Quello che ha davvero spaventato gli investitori non sono i ricavi, che anzi hanno battuto le attese. È il flusso di cassa libero, crollato a soli 784 milioni di dollari: un calo del 91% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. La causa è nota da mesi: Meta sta investendo cifre enormi — tra 125 e 145 miliardi di dollari quest’anno — nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, e ha appena alzato ulteriormente la stima di spesa totale, fino a un intervallo tra 165 e 169 miliardi.
A peggiorare il sentiment, la guidance sul terzo trimestre è arrivata sotto le attese di Wall Street: ricavi attesi intorno ai 62 miliardi e mezzo, contro un consenso più vicino ai 63.
Questo non è solo un problema di Menlo Park. È il primo segnale concreto che gli investitori stanno cambiando criterio di giudizio: non basta più crescere grazie all’intelligenza artificiale, bisogna dimostrare che quella spesa genera davvero ritorno, e in tempi ragionevoli. Il titolo arrivava già da nove sedute consecutive in calo, proprio per questa crescente ansia sui piani di investimento.
È lo stesso dubbio che aleggia su tutto il comparto tecnologico in questi giorni di trimestrali: da un lato le grandi big continuano a promettere che l’IA ripagherà, dall’altro i bilanci cominciano a mostrare il conto — margini più bassi, cassa che si assottiglia, guidance più caute.]
Meta continua a scommettere pesantemente sull’intelligenza artificiale, anche a costo di comprimere la redditività nel breve periodo. Resta da vedere se gli investitori avranno la pazienza di aspettare che la scommessa paghi, o se la prossima trimestrale porterà lo stesso verdetto.



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