Crescita record degli utili USA

Il rally di Wall Street continua a spingere gli indici verso nuovi massimi e al centro di questa corsa c’è un motore che non sembra perdere colpi: gli utili delle aziende americane, oggi più robusti che in qualsiasi altro momento degli ultimi anni. Con oltre due terzi della stagione delle trimestrali ormai alle spalle, le società dell’S&P 500 sono in rotta per registrare la crescita degli utili più alta degli ultimi quattro anni, mentre le stime per i prossimi dodici mesi sono state riviste al rialzo di oltre il 10% da inizio anno. Il clima di tensione legato alla guerra in Iran si è attenuato grazie al cessate il fuoco, permettendo agli investitori di tornare a concentrarsi sulla forza dei fondamentali. Come ha osservato Chris Fasciano, “è stato il potere degli utili a spingere il mercato più in alto”, e i numeri gli danno ragione.

L’S&P 500 è già salito del 6% da inizio anno, dopo tre anni consecutivi di rialzi a doppia cifra, e da fine marzo ha recuperato oltre il 14%, cancellando la correzione innescata dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le aspettative erano positive, ma la realtà le ha superate: secondo LSEG, gli utili dell’S&P 500 sono attesi in crescita del 28,2% su base annua, il ritmo più alto dal 2021. E secondo Binky Chadha di Deutsche Bank, al netto di effetti base e tagli fiscali, questa potrebbe essere la crescita più forte degli ultimi vent’anni. Le previsioni per il resto del 2026 continuano a migliorare, con un +22,6% atteso per l’intero anno e stime in rialzo per tutti i prossimi trimestri. Tra le aziende ancora attese ci sono nomi pesanti come Nvidia, Walmart, Home Depot e Salesforce.

Un ruolo centrale lo gioca l’intelligenza artificiale. Gli hyperscaler stanno investendo cifre colossali: Goldman Sachs stima 751 miliardi di dollari di capex nel 2026, soprattutto in data center e infrastrutture. I settori beneficiari dell’AI – semiconduttori, hardware, elettrificazione, costruzioni – hanno visto utili in crescita del 50% nel trimestre. Ma la forza non è limitata alla tecnologia: nove settori su undici dell’S&P 500 sono in crescita, e otto registrano aumenti a doppia cifra. Le aziende stanno dimostrando una resilienza notevole anche di fronte a shock come il petrolio sopra i 100 dollari al barile. Come ha osservato Keith Lerner, dopo anni di crisi consecutive le imprese sono diventate molto più agili e capaci di adattarsi rapidamente.

Nonostante i nuovi massimi, le valutazioni si sono raffreddate. Il P/E forward dell’S&P 500 è sceso a 21,2, dai 23,5 di ottobre, segno che la salita è stata trainata più dagli utili che dalla speculazione. Il mercato non sconta più tagli dei tassi nel 2026, complice l’inflazione alimentata dall’energia, e questo rende ancora più cruciale la tenuta degli utili nei prossimi trimestri.

Gli investitori osservano due fronti con particolare attenzione. Il primo è l’AI: qualsiasi rallentamento negli investimenti dei leader del settore potrebbe raffreddare il mercato. Il secondo è il conflitto in Medio Oriente: un’escalation che mantenga alti i prezzi dell’energia rischierebbe di colpire consumi e margini aziendali. Come ha avvertito Robert Pavlik, per ora gli investitori cavalcano l’onda degli utili forti e di un’economia solida, ma prima o poi la benzina a 4,50 dollari al gallone presenterà il conto.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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