La settimana che decide il Rally: Utili “magnifici” e ultima FED di Powell
Il mercato azionario statunitense entra in una settimana decisiva. Dopo un rally vertiginoso che ha spinto gli indici verso nuovi massimi, gli investitori si preparano a una serie di prove cruciali: i risultati delle big tech, una stagione degli utili che si preannuncia “magnifica” e la riunione della Federal Reserve, che potrebbe segnare l’ultima apparizione di Jerome Powell come presidente della banca centrale.
Negli ultimi giorni, S&P 500 e Nasdaq hanno messo a segno rialzi impressionanti, recuperando rapidamente le paure legate al conflitto in Medio Oriente. Come ha osservato un analista di mercato, “abbiamo fatto molta strada in poco tempo”, e ora il mercato vuole capire se questo slancio potrà davvero continuare. Il cessate il fuoco ha ridotto i timori di escalation, ma gli sviluppi della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran restano un fattore di rischio che potrebbe influenzare gli asset finanziari.
Sul fronte degli utili, il quadro è sorprendentemente positivo: oltre l’80% delle società dell’S&P 500 ha battuto le stime, con una crescita prevista degli utili superiore al 16% nel primo trimestre. E il meglio deve ancora arrivare: più di un terzo dell’indice pubblicherà i risultati nei prossimi giorni, incluse cinque delle “Magnifiche Sette”. Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta attireranno l’attenzione per i loro piani di investimento in data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale, mentre Apple arriverà con un ulteriore elemento di interesse: il recente annuncio del cambio di CEO.
Secondo diversi strategist, queste aziende dovranno stupire davvero gli investitori per sostenere ulteriori rialzi, soprattutto dopo un mese in cui i titoli tecnologici – e in particolare i produttori di chip – hanno mostrato performance eccezionali.
Ma il vero punto di svolta della settimana potrebbe essere la Fed. Le attese indicano che i tassi resteranno invariati, mentre gli investitori cercheranno segnali sul percorso futuro della politica monetaria e sull’impatto economico del conflitto in Medio Oriente. Le aspettative di tagli dei tassi si sono ridimensionate: ora i mercati scontano meno di un taglio entro fine anno, contro i due previsti prima dell’inizio della guerra.
Un altro elemento chiave è la leadership della banca centrale: questa potrebbe essere l’ultima riunione guidata da Jerome Powell, con il suo mandato in scadenza a metà maggio. Nel frattempo, il candidato designato per succedergli ha già affrontato le audizioni al Senato, mentre alcune indagini che lo riguardavano sono state archiviate, rimuovendo un ostacolo importante alla sua nomina.
La settimana porterà anche nuovi dati macroeconomici: la crescita del primo trimestre e l’indice PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Fed. Numeri che potrebbero offrire indicazioni cruciali su quanto il conflitto in Medio Oriente stia pesando sull’economia reale.
E proprio qui si concentra la preoccupazione di alcuni strategist: il mercato è rimbalzato, ma la crisi non ha ancora una soluzione definitiva. Più il conflitto si prolunga, più aumenta il rischio di impatti sull’economia reale, con possibili ripercussioni sulla volatilità dei mercati.



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