IPO SPACEX E CONTROLLO DI MUSK
Oggi parliamo di una delle operazioni finanziarie più attese e discusse degli ultimi anni: la futura IPO di SpaceX. Un debutto che non sarà soltanto un evento di mercato, ma un vero e proprio caso di studio su governance, potere e strategia industriale. Secondo documenti visionati da Reuters, SpaceX prevede di consolidare ulteriormente il controllo di Elon Musk dopo la quotazione, grazie a un sistema di azioni con diritto di voto multiplo riservate a lui e a un ristretto gruppo di dirigenti. In altre parole: anche entrando in borsa, il comando resterà saldamente nelle mani del fondatore.
Il prospetto informativo, depositato in via riservata questo mese, offre un primo sguardo alla struttura interna della società. Al termine dell’offerta, Musk manterrà tre ruoli chiave: CEO, direttore tecnico e presidente del consiglio di amministrazione, un board composto da nove membri. E se il suo stipendio ufficiale dell’anno scorso è stato di appena 54.080 dollari, la realtà è ben diversa: il debutto in borsa potrebbe fruttargli miliardi in azioni.
SpaceX punta a una valutazione monstre: circa 1.750 miliardi di dollari, con una raccolta di 75 miliardi. Se confermata, sarebbe la più grande IPO della storia. Musk ha già acquistato azioni per 1,4 miliardi lo scorso anno e potrebbe riceverne altri 60 milioni se la capitalizzazione arrivasse a 6.600 miliardi e se riuscisse a costruire data center nello spazio, come previsto da un recente piano azionario.
Anche i dirigenti non restano a guardare: Gwynne Shotwell ha ricevuto 85,8 milioni di dollari, mentre il CFO Bret Johnsen ne ha incassati 9,8.
Intanto, questa settimana è in corso la cosiddetta “giornata degli analisti”: tre giorni di incontri con Wall Street, a partire da una visita alla base Starbase in Texas. I documenti confermano che SpaceX adotterà una struttura azionaria a doppia classe, con le azioni di Classe B — quelle di Musk e dei top executive — che garantiranno 10 voti ciascuna, contro il singolo voto delle azioni di Classe A destinate al pubblico. Tradotto: il potere resterà concentrato in pochissime mani, limitando la capacità degli investitori di influenzare governance e strategie.
Il prospetto include anche clausole che limitano le azioni legali degli azionisti, imponendo l’arbitrato e restringendo i luoghi in cui è possibile intentare cause. Strutture comuni nelle big tech guidate dai fondatori, ma che ridimensionano il peso degli investitori pubblici.
Passiamo ai numeri. La documentazione offre un primo sguardo alla salute finanziaria della società dopo la fusione tra SpaceX e xAI. La nuova entità ha chiuso il 2025 con 24,8 miliardi di dollari di liquidità, 92 miliardi di attività e 50,8 miliardi di passività.
La parte più sorprendente riguarda Starlink: l’attività di internet satellitare ha generato miliardi di profitto, compensando le pesanti perdite ereditate dall’acquisizione di xAI. Nonostante ciò, nel 2025 SpaceX ha registrato una perdita consolidata di 4,94 miliardi di dollari, a fronte di un fatturato di 18,67 miliardi, principalmente a causa degli enormi investimenti nell’infrastruttura AI. L’anno precedente aveva chiuso con un utile di 791 milioni.
Le perdite sono legate a un’esplosione delle spese in conto capitale: 20,74 miliardi di dollari, quasi cinque volte in due anni. Di questi, oltre la metà è stata destinata all’intelligenza artificiale. Starlink, pur generando 4,42 miliardi di utile operativo, copre meno di un quarto delle spese totali.
Le spese AI sono salite a 12,7 miliardi, più del doppio rispetto all’anno precedente. Eppure, questa cifra è solo una frazione di ciò che spendono i giganti del settore: Meta ha investito 72 miliardi di dollari in capex nel 2025.
Per ora, SpaceX non ha commentato. Ma una cosa è chiara: la società si prepara alla più grande IPO di sempre, mantenendo però un modello di controllo fortemente accentrato, mentre investe somme colossali per dominare la corsa all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture spaziali.



Commento all'articolo