Inflazione sopra le attese e tech in crisi: Wall Street chiude in rosso

Giornata pesante per i mercati statunitensi, dove tutti i principali indici azionari sono scivolati sotto il peso di un dato sull’inflazione più caldo del previsto e di una nuova ondata di debolezza nel settore tecnologico. Nell’ultima parte della seduta di venerdì, il Nasdaq Composite ha perso l’1,2%, l’S&P 500 è sceso dello 0,8% e il Dow Jones ha registrato una flessione dell’1,4%. A guidare le vendite sono stati soprattutto finanziari e tecnologia, due comparti particolarmente sensibili alle aspettative sui tassi.

Il catalizzatore della giornata è stato il nuovo aggiornamento sull’inflazione alla produzione. A gennaio, il Producer Price Index è salito dello 0,5%, dopo il +0,4% di dicembre, superando nettamente il +0,3% atteso. Ancora più sorprendente il dato core, che esclude alimentari ed energia: +0,8%, contro un consenso fermo a +0,3%. Su base annua, il PPI cresce del 2,9%, mentre il core accelera al 3,6%.

Secondo gli analisti di Stifel, un singolo dato non fa tendenza, ma una conferma di questa dinamica potrebbe rafforzare la posizione attendista della Federal Reserve, mettendo in discussione l’idea di tagli ai tassi nel breve periodo. E, soprattutto, potrebbe riaprire il dibattito su una politica monetaria forse troppo accomodante rispetto alle pressioni sui costi.

Intanto, sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei Treasury sono scesi: il biennale cala di 6,7 punti base al 3,38%, mentre il decennale scende al 3,96%, vicino ai minimi dalla fine del 2024. Un segnale che gli investitori stanno cercando rifugio, ma anche che il mercato sta ricalibrando le aspettative sui tassi.

Passando alle aziende, la seduta ha visto movimenti molto forti in entrambe le direzioni. Le azioni di Block sono balzate di circa +15%, tra le migliori dell’S&P 500. La società fintech ha pubblicato un utile netto rettificato e ricavi superiori alle attese, annunciando allo stesso tempo un piano drastico: ridurre la forza lavoro di oltre il 40%. Jack Dorsey ha commentato che gli strumenti di intelligenza artificiale e una struttura più snella stanno cambiando radicalmente il modo di costruire e gestire un’azienda.

All’opposto, giornata nera per CoreWeave, che ha perso oltre il 21% dopo aver riportato una perdita più ampia del previsto nel quarto trimestre. Secondo Macquarie, gli investimenti necessari prima di poter monetizzare la nuova capacità di calcolo restano enormi, e l’esecuzione su questa scala potrebbe essere irregolare. Il target price è stato tagliato da 115 a 90 dollari.

In sintesi, una giornata che mette in luce due forze opposte: da un lato, l’inflazione che torna a far paura, dall’altro, un settore tecnologico che vive una fase di forte selezione, con aziende che brillano e altre che faticano a sostenere i propri piani di crescita.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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