La rinascita del Giappone
Per decenni, lo abbiamo definito il paese delle “trappole di valore”, un mercato stagnante dove le aziende accumulavano montagne di liquidità senza premiarne gli azionisti. Oggi, quella musica è radicalmente cambiata.
La Grande Svolta
Quello a cui stiamo assistendo non è un fuoco di paglia, ma il risultato di una terapia d’urto durata un decennio. In parole semplici, la Borsa di Tokyo e le autorità di regolamentazione hanno messo le aziende con le spalle al muro. Il messaggio è stato chiaro e forte: “Smettetela di dormire sugli allori e iniziate a creare valore, altrimenti siete fuori dai giochi”.
Come? Obbligando le società, specialmente quelle il cui valore in borsa era inferiore al patrimonio netto, a spiegare pubblicamente come intendessero migliorare la loro efficienza e remunerare il capitale. Una vera e propria “public shaming” che ha funzionato.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti e sono impressionanti:
- Riacquisti Azionari da Record: Parliamo di 18.000 miliardi di yen solo nel 2024. Tradotto: le aziende stanno finalmente usando la loro enorme liquidità per ricomprare le proprie azioni, sostenendone il valore e premiando gli investitori.
- “Pulizia” del Mercato: Quasi 100 aziende hanno lasciato la borsa (delisting) nel 2024. Non è un segnale negativo, al contrario. Chi non riusciva a rispettare i nuovi e più severi standard di governance ha preferito farsi da parte, spesso tramite privatizzazioni. Il mercato si sta snellendo e sta diventando più efficiente.
- L’Arrivo degli Attivisti: Il Giappone è diventato il secondo terreno di caccia preferito al mondo per gli investitori attivisti, subito dopo gli Stati Uniti. Fondi come Elliott non sono più visti come predatori, ma quasi come alleati nel forzare i manager a svecchiare le strategie. E quando un investitore paziente come Warren Buffett investe decine di miliardi di dollari, significa che la trasformazione è strutturale e non passeggera.
Questa rivoluzione, è importante sottolinearlo, sembra ormai irreversibile e sta resistendo anche ai cambiamenti politici, come le recenti dimissioni del primo ministro Ishiba. La macchina delle riforme ha una sua inerzia.
Rischi e Opportunità
Certo, non è tutto oro quello che luccica. La debolezza dello Yen aiuta le esportazioni ma è un’arma a doppio taglio. Le tensioni geopolitiche, soprattutto con la Cina e le possibili tariffe americane, restano una spada di Damocle.
L’opportunità più grande, però, viene dall’interno. Le famiglie giapponesi detengono ancora metà della loro ricchezza in contanti. I nuovi incentivi fiscali (il programma NISA) stanno finalmente spingendo questi risparmi verso il mercato azionario, creando un flusso di capitale domestico potentissimo.
Le Mie Considerazioni
Leggendo tra le righe, stiamo assistendo a una sorta di “americanizzazione” forzata del capitalismo giapponese. Per decenni, l’azienda giapponese ha privilegiato la stabilità, l’occupazione e le relazioni di lungo termine con le altre imprese (le famose partecipazioni incrociate). Ora, la priorità assoluta è diventata il valore per l’azionista.
Il vero punto di domanda è questo: questa spinta ossessiva verso l’efficienza del capitale, che fa la gioia dei fondi di investimento, non rischia di andare a scapito degli investimenti a lungo termine in ricerca e sviluppo o del benessere dei lavoratori? Come dice l’articolo, “spremere troppo forte un tubetto di dentifricio” può essere controproducente.
Il Giappone non sta tornando ai fasti della bolla speculativa degli anni ’80. Sta costruendo un modello nuovo, più efficiente e aperto ai capitali globali. La sfida sarà trovare un equilibrio sostenibile tra questa nuova fame di profitti e la tradizionale visione di lungo periodo che, nel bene e nel male, ha caratterizzato la sua economia per mezzo secolo. La finestra per investire a prezzi scontati si sta chiudendo, ma la vera partita per il futuro del Giappone è appena iniziata.



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