Euro Digitale: Più comodità o più controllo?
Oggi affrontiamo un tema che, anche se può sembrare lontano e complesso ci riguarderà tutti, l’Euro Digitale.
La Banca Centrale Europea ci sta lavorando da tempo e il progetto è ormai entrato in una fase avanzata. Ma cos’è esattamente? E, soprattutto, quali vantaggi e quali rischi nasconde per le nostre tasche e le nostre libertà? Il discorso sarebbe più ampio ma per ora ci limitiamo a farne un riassunto.
Immaginate di avere in mano una banconota da 10 euro. Questa banconota è stata emessa e garantita dalla Banca Centrale Europea. Ora, immaginate invece di avere in mano al posto della banconota il vostro smartphone con il vostro wallet e all’interno quella stessa banconota in formato digitale, ecco, questo è in parole semplici l’Euro Digitale.
Oggi, la maggior parte dei nostri pagamenti digitali (carte di credito o app) è gestita da società private, spesso non europee come Visa, MasterCard, paypal o Apple Pay. Un Euro Digitale pubblico ridurrebbe la nostra dipendenza da questi colossi stranieri, rafforzando l’autonomia strategica del nostro continente, sarebbe gratuito per le operazioni di base e accessibile a tutti, anche a chi non ha un conto corrente bancario.
Sarebbe anche uno stimolo per la concorrenza perché l’arrivo di un nuovo operatore pubblico potrebbe spingere le banche e gli altri fornitori di servizi di pagamento a offrire condizioni migliori e a costi più bassi per cittadini e commercianti.
La BCE assicura un elevato livello di privacy, soprattutto per i pagamenti offline (da un dispositivo all’altro senza intermediari), che sarebbero anonimi quasi quanto una stretta di mano con cui ci si scambia una banconota.
Attenzione però, questo è quello che ci portano a credere! Dietro le buone intenzioni, si celano sempre rischi non indifferenti.
Se i cittadini spostassero massicciamente i loro risparmi dai conti correnti bancari ai portafogli digitali le banche tradizionali si troverebbero con meno liquidità, riducendo la loro capacità di concedere prestiti, con un potenziale impatto negativo sull’intera economia. Per questo, la BCE sta studiando un tetto massimo di euro digitali che ogni cittadino potrà detenere, si parla di circa 3.000 euro.
Un sistema digitale, per quanto progettato per la privacy, lascia una traccia. Il timore, neanche troppo velato, è che l’Euro Digitale possa diventare uno strumento di sorveglianza di massa. Chi ci assicura infatti che in futuro uno Stato non possa monitorare, limitare o addirittura bloccare le nostre spese? Inoltre essendo digitale, potrebbe essere “programmata” e impostata una “data di scadenza” a determinate somme (per esempio, aiuti statali da spendere entro un certo tempo per stimolare i consumi) o applicare tassi di interesse negativi direttamente sui risparmi dei cittadini per disincentivare il risparmio in periodi di crisi. Scenari da fantascienza? Forse, ma tecnicamente possibili.
Da analisti, la nostra considerazione è che l’Euro Digitale sia la rappresentazione perfetta del bivio in cui ci troviamo: da un lato, l’inevitabile spinta verso la digitalizzazione, con le sue comodità e opportunità; dall’altro, la difesa della nostra privacy e della nostra libertà di scelta.
L’idea di rafforzare la sovranità monetaria europea e di ridurre il potere dei giganti tecnologici privati è senza dubbio lodevole. Ma il passaggio da un bene fisico e anonimo come la banconota a uno strumento digitale e tracciabile, per quanto sicuro, rappresenta un cambiamento epocale nel rapporto tra Stato e cittadino.
Ci fideremo a consegnare nelle mani di un’unica entità, seppur pubblica, un potere così grande? Le garanzie sulla privacy che ci vengono offerte oggi saranno valide anche domani, in un contesto geopolitico magari diverso?
Quindi amici la sfida, per noi cittadini, sarà quella di vigilare attentamente, di pretendere che le regole del gioco siano chiare, trasparenti e a tutela dei nostri diritti fondamentali. Perché il futuro del nostro denaro è, in fondo, anche il futuro di una parte della nostra libertà. Non vi pare?



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