Perché Trump si accanisce contro Powell a fine mandato?
A quattro mesi dalla fine del suo mandato come presidente della Fed, Jerome Powell si trova al centro di un’indagine penale che rischia di trasformarsi in un terremoto istituzionale.
Secondo fonti citate dal New York Times, il procuratore federale del District of Columbia ha aperto un’inchiesta sulla ristrutturazione della sede della Fed e su un possibile spergiuro di Powell durante un’audizione al Congresso. Un’accusa pesante, che arriva in un momento politicamente delicatissimo. La Fed ha confermato di aver ricevuto una citazione a comparire davanti al gran giurì, un passaggio che solitamente precede eventuali incriminazioni.
Powell ha reagito in modo insolito per un presidente della banca centrale: ha pubblicato un video sul sito della Fed, definendo l’indagine un “pretesto”, un tentativo di aumentare la pressione politica sulla banca centrale. E qui il quadro si fa più chiaro. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump sta esercitando pressioni sempre più forti sulla Fed per ottenere una riduzione dei tassi di interesse. Prima ha minacciato di licenziare Powell, poi lo ha accusato dei costi della ristrutturazione della sede. Ad agosto ha persino rimosso la governatrice Lisa Cook, accusandola di frode ipotecaria, anche se la giustizia l’ha temporaneamente reintegrata.
Ufficialmente, Trump nega qualsiasi coinvolgimento nelle mosse del Dipartimento di Giustizia. Ma il Dipartimento è guidato da Pam Bondi, una sua alleata di lunga data, e il numero due è Todd Blanche, ex avvocato personale del presidente. Difficile credere che tutto questo sia una coincidenza.
La domanda allora è: perché colpire Powell proprio ora? La risposta è strategica. Il mandato di Powell come presidente della Fed scade il 15 maggio. Trump potrà nominarne il successore. Ma Powell, come governatore, potrebbe restare nel Board fino al 2028. E questo limiterebbe la capacità della Casa Bianca di orientare la politica monetaria nei prossimi anni. L’indagine penale sembra quindi un modo per spingerlo alle dimissioni, liberando completamente la strada a una Fed più allineata alla visione del presidente.
Ma l’effetto potrebbe essere l’opposto. Il video pubblicato da Powell lascia intendere che, proprio per difendere l’indipendenza della banca centrale, potrebbe essere ancora più determinato a restare. E non è solo. Secondo un sondaggio Gallup, Powell è oggi la figura politica più apprezzata di Washington. E anche tra i repubblicani non tutti gradiscono questa escalation. Il senatore Thom Tillis, membro della commissione bancaria del Senato, ha dichiarato che bloccherà qualsiasi nuova nomina alla Fed finché la questione giudiziaria non sarà chiarita.
Intanto, i mercati reagiscono come sempre quando percepiscono un rischio per l’indipendenza della Fed: si rifugiano nell’oro. Questa mattina, l’oncia ha superato i 4.600 dollari, un nuovo segnale di tensione e incertezza.
La sensazione è che questo scontro non sia solo una battaglia personale tra Trump e Powell, ma un capitolo più ampio nella lotta per il controllo della politica monetaria americana. Una lotta che potrebbe avere conseguenze profonde, non solo per gli Stati Uniti, ma per l’intera economia globale.



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