Acqua, Emissioni e Trasparenza: L’altra faccia dell’AI
Negli ultimi mesi, Amazon, Microsoft e Google di Alphabet hanno sospeso la costruzione di nuovi data center multimiliardari, frenati dall’opposizione delle comunità locali. Una decisione che arriva mentre gli azionisti chiedono maggiore trasparenza sull’impatto ambientale dei giganti tecnologici.
Secondo Reuters, più di una dozzina di investitori stanno alzando la voce, chiedendo dati chiari sull’uso dell’acqua e sugli sforzi di conservazione, in vista delle assemblee annuali di primavera. L’espansione della potenza di calcolo, trainata dall’intelligenza artificiale, sta infatti aumentando il consumo energetico e idrico dei data center.
Tra i protagonisti di questa pressione c’è Trillium Asset Management, che ha presentato una risoluzione ad Alphabet per chiarire come l’azienda intenda raggiungere i propri obiettivi climatici. Alphabet aveva promesso di dimezzare le emissioni e utilizzare energia priva di carbonio entro il 2030, ma secondo Trillium le emissioni sarebbero cresciute del 51%, lasciando gli investitori “all’oscuro” sulle strategie reali. Una risoluzione simile, l’anno scorso, aveva già ottenuto quasi un quarto dei voti degli azionisti indipendenti.
Anche Green Century Capital Management si muove nella stessa direzione: la sostenitrice Giovanna Eichner ha confermato trattative con Nvidia per garantire che i profitti a breve termine dell’AI non compromettano la sostenibilità climatica e finanziaria a lungo termine.
Il tema più urgente, però, è l’uso dell’acqua. Nel 2025, i data center nordamericani hanno consumato quasi 1.000 miliardi di litri d’acqua, l’equivalente del fabbisogno annuale della città di New York. Meta, Google, Amazon e Microsoft stanno adottando sistemi di raffreddamento a circuito chiuso, ma la trasparenza sui consumi rimane insufficiente.
Meta mostra i dati dei siti di proprietà, ma non quelli in affitto o in costruzione. E nonostante gli sforzi, il consumo totale è aumentato del 51%, passando da 3.726 a 5.637 megalitri in quattro anni — abbastanza per rifornire oltre 13.000 abitazioni per un anno. Google pubblica dati sui siti di proprietà e in affitto, ma non su quelli gestiti da terzi. Amazon e Microsoft riportano il consumo totale, ma non lo suddividono per sito, rendendo difficile valutare l’impatto locale.
Gli investitori insistono: i dati a livello di sito sono fondamentali per valutare rischi operativi e impatto sulle comunità. Come spiega Jason Qi di Calvert Research and Management, “non abbiamo visto che l’azienda divulghi a sufficienza il proprio consumo di acqua e l’impatto sulla comunità locale”.
Amazon afferma di voler essere un “buon vicino”, investendo in efficienza e nuove fonti di energia. Microsoft ribadisce che la sostenibilità è un “valore fondamentale”. Google non commenta, Meta non risponde. Intanto, la Data Center Coalition — che riunisce le quattro big tech — conferma che il coinvolgimento delle comunità è diventato una priorità assoluta: essere chiari su energia e acqua, rassicurare i residenti e proteggere le risorse locali è ormai parte integrante del processo.
In conclusione, i giganti tecnologici si trovano davanti a un bivio: continuare a crescere per sostenere l’AI o dimostrare che questa crescita può essere davvero sostenibile. Gli investitori hanno parlato. Ora tocca alle aziende rispondere.



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