Compra al suono dei cannoni, vendi al suono della tromba.
Oggi entriamo in un tema scomodo ma cruciale per chi investe: cosa succede ai mercati quando la guerra finisce? Il vecchio adagio dice: “Compra al suono dei cannoni, vendi al suono della tromba”. E quella tromba, secondo alcuni analisti, potrebbe non essere lontana.
Negli Stati Uniti prende forma un piano di pace che, di fatto, sancisce la vittoria militare della Russia in Ucraina. Per alcuni, non è una questione di se, ma di quando. E quando la tromba suonerà, la pace, che può essere tradotto come resa, potrebbe innescare prese di profitto proprio nei settori che hanno beneficiato del conflitto.
Dall’invasione del 2022, banche e difesa hanno avuto una correlazione sorprendentemente alta: dove andava difesa, andavano anche le banche. Le performance sono state le seconde migliori in Europa, dietro solo al comparto militare. Ma se la difesa ha iniziato a perdere slancio, la prossima curva potrebbe toccare proprio gli istituti di credito.
Oggi i multipli bancari sono tornati in linea con le medie storiche, il che significa che non c’è più cuscinetto. Se arrivano cattive notizie, il mercato non è pronto a perdonare. La pace, paradossalmente, può essere quella cattiva notizia per chi ha cavalcato il trade “guerra-inflazione-banche”.
Dal punto di vista geopolitico la sconfitta dell’Ucraina colpirebbe l’agenda federalista europea, aprendo spazio ai movimenti sovranisti e a nuove frizioni tra Stati membri. La ripresa dei rapporti con la Russia sarebbe divisiva. Con L’euro che resta una zona monetaria incompleta la coesione non è garantita. Basterebbe un dubbio, ed ecco l’allargamento degli spread, con la Francia come possibile epicentro. In questo quadro, le banche europee diventano vulnerabili.
Siamo in piena transizione monetaria, e nonostante siamo a novembre, vediamo all’orizzonte “L’Estate” del ciclo di Kondratieff: stagflazione, riallineamenti valutari, tensioni sui prezzi. L’oro sale, e le banche ci hanno corso accanto con una correlazione forte. Ma la partita non è finita: la fine potrebbe fischiarla la Federal Reserve con tassi più alti per stabilizzare i cambi e preparare un nuovo assetto monetario.
Amici, “Vendere al suono della tromba” non è cinismo: è riconoscere che la pace, quando arriva dopo una guerra che ha drogato alcuni settori di mercato come difesa e banche, potrebbe rimettere a terra le valutazioni e richiedere portafogli più selettivi, più umili, più liquidi.
Non sappiamo il giorno, ma sappiamo la dinamica. Prepararsi significa non essere sorpresi. Ribilanciare, stressare gli scenari, distinguere tra esposizione all’eurozona e diversificazione globale. La tromba non è un evento: è un passaggio di fase. E quando suona, è già tardi per chiedersi cosa fare.



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