CoreWeave: Accordo miliardario con META
Oggi i mercati sono stati scossi da una notizia che, a prima vista, sembra solo un grosso affare tra due aziende tecnologiche. Ma, come sempre, la realtà è molto più complessa. CoreWeave, un’azienda specializzata in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, ha siglato un accordo monstre da 14 miliardi di dollari con Meta, la casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp.
Immaginate l’intelligenza artificiale come un’automobile da corsa potentissima. Per funzionare, non ha bisogno di benzina, ma di un’enorme quantità di potenza di calcolo. Questa potenza è fornita da computer specializzati, i cosiddetti data center, pieni zeppi di chip super avanzati, prodotti principalmente da Nvidia.
CoreWeave è un’azienda che costruisce e gestisce questi enormi “garage” pieni di supercar computazionali. Meta, per non rimanere indietro nella corsa all’IA, ha deciso di “affittare” una fetta gigantesca di questi garage fino al 2031. In questo modo, si assicura la “benzina” necessaria per sviluppare le sue future intelligenze artificiali, senza dover costruire da sola tutta l’infrastruttura. Il vero vincitore, sullo sfondo, è sempre Nvidia , che vende a tutti le componenti essenziali.
Qui le cose si fanno interessanti, due parole chiave: “finanziamento circolare” e “bolla“.
Finanziamento Circolare: Si ha il sospetto che in questo settore i soldi girino un po’ sempre tra gli stessi attori. Una grande azienda (come Microsoft, che è cliente di CoreWeave) investe in una startup come CoreWeave. Quest’ultima, con quei soldi, compra hardware da Nvidia e poi affitta i suoi servizi alla stessa Microsoft o ad altre big tech come Meta. È un circuito chiuso che fa lievitare le valutazioni di tutti i partecipanti, ma non è detto che crei valore reale e sostenibile all’esterno di questa cerchia.
Rischio Bolla: Valutazioni che schizzano alle stelle (CoreWeave è valutata 60 miliardi di dollari!), accordi miliardari quasi ogni settimana. Vi ricorda qualcosa? Molti analisti vedono delle somiglianze con la bolla delle dot-com di fine anni ’90. C’è un’enorme euforia e fiumi di denaro, ma la domanda è: tutti questi investimenti porteranno a profitti reali e diffusi o stiamo solo gonfiando le valutazioni di poche aziende che, al primo intoppo, potrebbero sgonfiarsi rovinosamente? Il fatto che il titolo di Meta scenda dopo un annuncio di un investimento così massiccio suggerisce che gli investitori vedono più i costi enormi che i futuri, e ancora incerti, profitti.
Le Nostre Considerazioni
Questo accordo non è solo una stretta di mano da 14 miliardi di dollari. È una fotografia perfetta del momento che stiamo vivendo.
Primo: stiamo assistendo a una vera e propria corsa agli armamenti digitali. Assicurarsi la potenza di calcolo oggi è come assicurarsi le riserve di petrolio nel XX secolo. È una questione di sopravvivenza e di dominio strategico per i prossimi decenni. Chi resta senza, è fuori dai giochi.
Secondo: il tema del “finanziamento circolare” è il vero elefante nella stanza. L’economia dell’intelligenza artificiale, al momento, sembra un gioco in cui le grandi aziende si passano la palla (e i soldi) a vicenda, facendo crescere il punteggio generale. Bisognerà capire presto se questo gioco sta costruendo un’economia solida o un castello di carte.
Infine: per noi cittadini, questo significa che la tecnologia AI che useremo domani sarà controllata da un pugno di aziende che hanno le chiavi di questa risorsa fondamentale. Questo pone enormi questioni non solo economiche, ma anche di potere e di democrazia.



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