Mercati in Tensione: Lavoro, Guerra e Inflazione Sotto Pressione

Nella prossima settimana, gli occhi degli investitori saranno puntati su un nuovo ciclo di dati economici, guidato dal rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti, mentre sullo sfondo continua a pesare l’evoluzione della guerra in Iran, ormai entrata nel suo secondo mese.

I mercati restano estremamente sensibili alle conseguenze del conflitto mediorientale sui prezzi dell’energia, con gran parte delle forniture di petrolio ancora bloccate. Il greggio americano è salito di oltre il 70% dall’inizio dell’anno, arrivando intorno ai 100 dollari al barile, e questo ha spinto la benzina statunitense verso una media di 4 dollari al gallone. Un livello che rischia di comprimere la spesa dei consumatori.

Con l’inflazione che torna a preoccupare, i rendimenti dei Treasury sono balzati ai massimi dallo scorso anno, creando un nuovo punto di pressione sulle valutazioni azionarie. Non sorprende quindi che l’S&P 500 abbia chiuso la quinta settimana consecutiva in calo, perdendo oltre il 7% da quando Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Iran a fine febbraio. Anche il Nasdaq e il Dow Jones hanno confermato la fase di correzione, scendendo di almeno il 10% dai massimi storici.

Durante la settimana, segnali contrastanti su una possibile attenuazione della crisi hanno fatto oscillare i mercati, e secondo Jim Baird, chief investment officer di Plante Moran, nelle prossime giornate i listini resteranno “guidati dai titoli”, estremamente reattivi a ogni notizia. Baird sottolinea che qualsiasi segnale di svolta positiva nelle trattative con l’Iran potrebbe migliorare il sentiment, mentre qualsiasi indizio di un conflitto più lungo e complesso peserebbe inevitabilmente sul mercato.

Martedì si chiuderà un primo trimestre difficile per le azioni statunitensi: oltre alla guerra, pesano anche i timori legati alle interruzioni operative causate dall’intelligenza artificiale e la debolezza del credito privato. L’S&P 500 segna un calo di circa il 7% nel 2026, dopo tre anni di forti guadagni a doppia cifra. Come ricorda James Ragan di D.A. Davidson, “c’è molta incertezza”, e questo potrebbe distorcere ulteriormente il sentiment mentre ci si avvicina alla fine del trimestre.

🔍 Il nodo del lavoro: un numero positivo può bastare?

Secondo le stime Reuters, il rapporto sui salari di marzo dovrebbe mostrare un aumento di 55.000 posti di lavoro e un tasso di disoccupazione al 4,4%. Il dato arriverà il 3 aprile, con i mercati chiusi per il Venerdì Santo. Il precedente rapporto, quello di febbraio, aveva mostrato un sorprendente calo di 92.000 posti, e con due degli ultimi tre dati mensili in territorio negativo, “qualsiasi numero positivo sarebbe probabilmente positivo per il mercato”, osserva Ragan.

In arrivo anche i dati sulle vendite al dettaglio, e nuovi aggiornamenti sull’attività manifatturiera e dei servizi.

I timori per un deterioramento del mercato del lavoro avevano spinto la Federal Reserve a tagliare i tassi lo scorso anno, ma ora la banca centrale si trova in una posizione complessa:

  • l’inflazione è già sopra l’obiettivo,
  • i prezzi dell’energia stanno salendo,
  • e i mercati non prevedono più tagli dei tassi nel 2026, con una piccola possibilità addirittura di un rialzo.

📉 Rendimenti in aumento, valutazioni in calo

Il rendimento del Treasury decennale è salito oltre il 4,4%, rispetto al 4% precedente alla guerra. Secondo David Bianco di DWS, questo movimento “influisce su molte cose”: dai mutui alla sostenibilità del debito pubblico, fino alle valutazioni azionarie.

Il rapporto P/E dell’S&P 500 è sceso sotto quota 20, dopo essere stato sopra 22 a inizio anno, ma resta comunque ben sopra la media storica di 16.

Gli investitori cercano di capire come la guerra e l’impennata dei prezzi dell’energia influenzeranno gli utili aziendali. Nonostante l’aumento dei costi, aziende come Delta Air Lines e FedEx hanno pubblicato risultati incoraggianti. Martedì toccherà a Nike, mentre la stagione degli utili entrerà nel vivo tra un paio di settimane.

Bianco conclude con una nota di relativa fiducia: “L’economia statunitense è ancora a distanza di sicurezza dalla recessione. Possiamo discutere delle probabilità, ma non siamo ancora vicini a una recessione probabile.”

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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