Tensione USA-Cina sulle “Terre Rare”

Buona sera amici,

Al centro dell’attenzione oggi c’è di nuovo la tensione altissima tra Washington e Pechino, un botta e risposta che rischia di minare la fragile tregua commerciale raggiunta. Vediamo insieme brevemente i fatti.

La Cina ha accusato apertamente gli Stati Uniti di creare un panico globale ingiustificato. Il motivo del contendere sono i nuovi controlli che Pechino vuole imporre sull’esportazione delle cosiddette “terre rare”, quei minerali fondamentali per produrre praticamente tutta la nostra tecnologia, dagli smartphone ai missili.


Il Ministero del Commercio cinese, attraverso il suo portavoce, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, affermando: “Calma, non stiamo bloccando tutto. Se le richieste di licenza sono in regola e per usi civili, verranno approvate”. L’accusa a Washington è quella di “distorcere e amplificare” queste misure per creare allarmismo.


Dall’altra parte dell’oceano, la risposta americana è durissima. Il Rappresentante per il Commercio USA, Jamieson Greer, ha definito la mossa cinese “un tentativo di presa di potere sulla catena di approvvigionamento globale”. Ancora più pesante è stato il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, che ha attaccato personalmente il capo negoziatore cinese, definendolo “leggermente squilibrato” e “irrispettoso”.


Questo scontro verbale arriva in un momento delicatissimo. Una tregua sui dazi scade tra poche settimane, intorno al 9 novembre, e soprattutto è in programma un incontro cruciale tra i presidenti Trump e Xi in Corea del Sud. Un incontro che, finora, ha tenuto a galla la speranza dei mercati globali.
Pechino sostiene che le sue misure non sono diverse da quelle che gli Stati Uniti usano da decenni per limitare l’export di tecnologia verso la Cina e che, anzi, la lista americana di prodotti sotto controllo è tre volte più lunga della loro.


Spiegato questo, il nostro pensiero e di non lasciarsi ingannare dalla durezza delle parole. Questa è una classica strategia pre-negoziato. Con l’incontro tra Trump e Xi alle porte, entrambe le parti stanno mostrando i muscoli per arrivare al tavolo da una posizione di forza. Gli USA agitano lo spettro di dazi al 100%, la Cina mette sul tavolo la sua arma più potente: il controllo quasi monopolistico delle terre rare, un vero e proprio collo di bottiglia per l’industria high-tech occidentale.


Quando la diplomazia scende ad attacchi personali, come quello del Segretario al Tesoro Bessent, significa che il livello di frustrazione è molto alto. Washington si rende probabilmente conto che, sulle materie prime critiche, Pechino ha il coltello dalla parte del manico. È un tentativo di delegittimare l’avversario, ma mostra anche una debolezza di fondo nella posizione americana su questo specifico dossier.


La guerra commerciale è solo la superficie di un conflitto molto più profondo per il controllo delle tecnologie del futuro: semiconduttori, intelligenza artificiale, 5G. Le terre rare sono la materia prima di questa rivoluzione. Controllarne il flusso non è solo una questione economica, ma una mossa strategica di portata geopolitica enorme. La Cina sta dicendo al mondo: “Volete costruire il futuro? Dovrete passare da me”.


In conclusione amici, la retorica è infuocata, ma l’interesse a non far saltare completamente il banco è ancora forte per entrambi. Il vertice tra Trump e Xi sarà il vero momento della verità. Fino ad allora, aspettiamoci altre scaramucce verbali, mentre dietro le quinte si gioca la vera, silenziosa partita per il dominio tecnologico del XXI secolo.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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