Abbiamo rischiato grosso, anche se nessuno sa davvero cosa.

Oggi partiamo da una sensazione curiosa: abbiamo rischiato grosso… o almeno così sembra. Possiamo tirare un sospiro di sollievo, anche se nessuno sa davvero cosa sia stato evitato, come, perché o persino se ci fosse davvero qualcosa da evitare. È un po’ questo il paradosso della giornata cruciale del 21 gennaio, quando Donald Trump è arrivato a Davos per una conferenza che ha lasciato l’Europa – e buona parte del mondo – più confusa che rassicurata.

Il suo discorso, caotico e pieno di deviazioni, si è concluso con quella che appare come una marcia indietro sulle ambizioni territoriali in Groenlandia e sulle minacce tariffarie che le accompagnavano. In cambio, il presidente degli Stati Uniti ha parlato di un accordo quadro con la NATO, apparentemente soddisfacente, anche se nessuno ha capito bene cosa contenga davvero.

E infatti, questo accordo è destinato a diventare un tema ricorrente. Per ora, l’unica certezza è che non prevede alcun trasferimento di sovranità sulla Groenlandia… o sull’Islanda, che Trump ha confuso più volte durante le sue dichiarazioni. Si presume che l’intesa garantisca agli Stati Uniti accesso a materie prime strategiche e si inserisca nella loro visione di sicurezza militare. Ma siamo nel campo delle ipotesi: chi dovrebbe conoscere i dettagli mantiene un riserbo sorprendente. Prudenza? O, più realisticamente, totale mancanza di informazioni.

A onor del vero, Trump resta un negoziatore abile, anche se il suo discorso geopolitico tende a muoversi in tutte le direzioni contemporaneamente. L’impressione generale, però, è che abbia spinto la provocazione al limite… per ottenere, alla fine, relativamente poco.

Dal punto di vista dei mercati, però, la giornata si è chiusa quasi come un lieto fine. Wall Street ha recuperato parte delle perdite di martedì: oltre l’1% per S&P 500, Nasdaq 100 e Dow Jones, e un +2% per il Russell 2000. In Europa, il CAC 40 ha evitato per un soffio l’ottava seduta consecutiva di ribassi, chiudendo con un timido +0,08%. Per trovare una serie negativa così lunga bisogna tornare al 2017.

Ma attenzione: il rimbalzo americano non è stato merito esclusivo della retromarcia diplomatica. A dare una spinta decisiva è stato il settore dei semiconduttori, grazie al discorso – prevedibilmente entusiasta – del CEO di Nvidia, Jensen Huang. Ogni volta che il mondo inizia a dubitare dell’intelligenza artificiale, lui riappare a Davos per spazzare via le incertezze. E anche questa volta ha dichiarato che serviranno trilioni di dollari di investimenti per sostenere la rivoluzione dell’AI.

Una visione che i mercati hanno preferito rispetto a quella, più cupa, del CEO di Microsoft, che ha ricordato come tutta questa infrastruttura dovrà prima o poi essere davvero utilizzata, per giustificare quella che inizia a sembrare una voragine di spese in conto capitale.

Il rimbalzo di Wall Street, però, ha avuto un prezzo: gli asset difensivi hanno perso terreno. L’oro è sceso, anche se resta una scommessa solida e redditizia per molti investitori. Il mercato obbligazionario, invece, rimane in attesa di capire come evolverà la situazione.

Intanto, un’altra notizia è passata quasi inosservata: la Corte Suprema degli Stati Uniti sembra orientata a confermare Lisa Cook nel suo ruolo di governatrice della Federal Reserve. Non è ancora una decisione definitiva, ma il tono dell’udienza va chiaramente in quella direzione. Un segnale che rappresenta una battuta d’arresto per la Casa Bianca, impegnata da tempo a rafforzare la propria influenza sulla Fed.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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