2025: l’anno della rottura tra Europa e Stati Uniti

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In questo episodio raccontiamo un anno che ha cambiato gli equilibri globali: il 2025, l’anno in cui il rapporto tra Europa e Stati Uniti si è incrinato come mai prima.

Per capire come siamo arrivati fin qui, dobbiamo tornare a dicembre 2024. Donald Trump è appena stato rieletto con una vittoria netta: sette Stati chiave, entrambe le Camere, un capitale politico enorme.
In Europa però, la sua vittoria non porta entusiasmo. I leader europei ricordano bene il suo primo mandato, fatto di pressioni e tensioni. E soprattutto ricordano la promessa più controversa della campagna: chiudere la guerra in Ucraina in 24 ore.

Gli unici a vedere un’opportunità sono proprio gli ucraini. Pensano che Trump, rompendo lo schema attuale, possa almeno cambiare qualcosa. Gli europei, invece, temono che Washington si sfili dal conflitto, lasciando Kiev da sola.

Il primo contatto diplomatico arriva il 6 dicembre, durante la riapertura di Notre Dame. Macron invita Trump a Parigi e organizza un incontro con Zelensky. Un momento di distensione… che però dura pochissimo.

Il 12 febbraio, una telefonata tra Washington e Mosca fa capire che gli Stati Uniti stanno trattando senza gli europei.

Due giorni dopo, alla Conferenza di Monaco, il vicepresidente JD Vans pronuncia un discorso durissimo: accusa l’Europa di aver tradito i propri valori e di essere diventata una minaccia interna.
Il 28 febbraio arriva lo scontro diretto: Vans attacca Zelensky nello Studio Ovale, accusandolo di ingratitudine e di essere un ostacolo alla pace.
È il punto di rottura.
Dopo 80 anni, il pilastro delle relazioni transatlantiche comincia a incrinarsi davvero.

Da quel momento, il 2025 diventa un susseguirsi di tentativi europei di contenere la deriva americana.
Ad agosto, il vertice Trump–Putin in Alaska manda in allarme tutte le capitali europee.
Tre giorni dopo, i leader europei vòlano in massa alla Casa Bianca per cercare di riportare Trump sulle loro posizioni.

A novembre arriva il colpo più duro: il piano di pace USA–Russia.
Un documento di 28 punti che prevede concessioni territoriali da parte dell’Ucraina, la riduzione del suo esercito, la rinuncia alla NATO e la fine delle sanzioni contro Mosca.
Per gli europei, è una quasi-capitolazione.

A dicembre, la nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti chiarisce tutto:
l’obiettivo prioritario è “ristabilire rapidamente la stabilità strategica con la Russia”.
Il Cremlino applaude.
L’Europa si allarma.
Trump definisce l’Europa “un continente in declino” e lascia intendere che potrebbe sostenere leader europei più vicini alla sua agenda.

Nonostante i fatti, tra gli analisti circola un’idea provocatoria:
un giorno, l’Europa potrebbe dover ringraziare Donald Trump, Perché costringendo il continente a guardarsi allo specchio, potrebbe aver accelerato un processo inevitabile:
l’Europa che prende finalmente in mano il proprio destino.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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