Mercati in Bilico: Petrolio alle Stelle e Dollaro da Record
In Asia, questa mattina i mercati faticano a trovare una direzione, mentre il DOLLARO RESTA STABILE e gli investitori si muovono con estrema cautela. Sullo sfondo, gli sviluppi sempre più rapidi in Medio Oriente continuano a pesare sul sentiment globale: l’IRAN ha dichiarato di voler valutare una PROPOSTA DEGLI STATI UNITI per porre fine al conflitto nel Golfo, un segnale che potrebbe aprire spiragli diplomatici, ma che al momento non basta a rasserenare gli operatori.
L’intensificarsi della guerra ha scosso i mercati internazionali, spingendo il PETROLIO in forte rialzo, riaccendendo i timori inflazionistici e mettendo in discussione le aspettative sui tassi d’interesse globali.
In apertura asiatica, il NIKKEI GIAPPONESE sale dello 0,6%, mentre i TITOLI SUDCOREANI arretrano dell’1,2%. L’indice MSCI Asia-Pacifico, escluso il Giappone, scende dello 0,23% e si avvia a chiudere il mese con un pesante -8,7%, il peggior dato dal 2022. Nel frattempo, il DOLLARO resta vicino ai massimi recenti, diretto verso un guadagno mensile del 2%, confermandosi ancora una volta come bene rifugio preferito.
Le ultime dichiarazioni provenienti da Teheran suggeriscono una cauta apertura ai negoziati, a patto che vengano soddisfatte alcune richieste chiave. Gli Stati Uniti hanno inviato una proposta di cessate il fuoco in 15 punti, inizialmente accantonata dai funzionari iraniani.
Come sottolinea Chris Weston di Pepperstone, “i mercati rimangono incerti su quali segnali fidarsi”, e l’azione dei prezzi sembra indicare che gli operatori si aspettano ulteriori colpi di scena, anche se la probabilità di un accordo negoziale sta lentamente aumentando.
La guerra, ormai in corso da quasi un mese, scatenata dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha di fatto bloccato lo STRETTO DI HORMUZ, uno snodo cruciale per un quinto dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Il risultato è stato immediato: PETROLIO OLTRE I 100 DOLLARI AL BARILE, con il Brent a 103,35 dollari, in rialzo dell’1% nella giornata e diretto verso un impressionante +42% mensile.
Secondo Matthias Scheiber di Allspring Global Investments, “sarà molto difficile conciliare gli obiettivi di Stati Uniti, Israele e Teheran”, e per ora esistono ancora forti argomentazioni a favore di un aumento strutturale dei prezzi dell’energia.
L’impennata delle materie prime energetiche ha riacceso i timori di una nuova ondata inflazionistica: i trader hanno ormai escluso qualsiasi taglio dei tassi della FED nel 2026, e per un breve momento sono tornate persino le scommesse su un possibile rialzo, poi rientrate.
In Europa, Christine Lagarde ha aperto la porta a un possibile AUMENTO DEI TASSI NELLA ZONA EURO qualora la guerra dovesse mantenere l’inflazione sopra l’obiettivo per un periodo prolungato. Come ha dichiarato a Francoforte, “potrebbe essere giustificato un aggiustamento misurato della politica monetaria”.
Sul fronte valutario, EURO stabile a 1,1562, STERLINA a 1,3358, mentre lo YEN oscilla intorno a 159,43, difendendo il livello psicologico dei 160, considerato dagli operatori come possibile soglia d’intervento.
Chiudiamo con le materie prime: ORO in lieve rialzo dello 0,66% a 4.537 dollari l’oncia, ma il metallo prezioso resta sotto forte pressione e si avvia a un pesante -14% mensile, il peggior calo dal 2008.



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