BYD alza la voce: Battaglia legale negli USA e svolta tecnologica

Negli ultimi giorni, una notizia ha scosso gli equilibri già fragili del commercio internazionale: BYD, il gigante cinese dei veicoli elettrici e delle batterie, ha deciso di portare il governo degli Stati Uniti in tribunale. Una mossa senza precedenti, che segna la prima volta in cui un grande produttore automobilistico cinese sfida apertamente Washington sul terreno dei dazi.

La vicenda nasce da una serie di tariffe imposte dall’amministrazione Trump negli ultimi anni, tariffe che – secondo BYD – non avrebbero alcuna base legale. Al centro della disputa c’è l’International Emergency Economic Powers Act, una legge del 1977 che concede al Presidente poteri straordinari in caso di emergenza nazionale. Ma, sostengono i legali dell’azienda, quella legge non autorizza l’uso di dazi doganali, perché nel testo non compare mai la parola “tariffa” né termini equivalenti.

Per questo, quattro filiali americane del gruppo hanno presentato una causa presso la Corte del Commercio Internazionale di New York, chiedendo il rimborso totale dei dazi pagati, con tanto di interessi e spese legali. Una richiesta che potrebbe trasformarsi in un terremoto per il Tesoro americano: se BYD dovesse vincere, migliaia di altre aziende potrebbero seguire la stessa strada.

Eppure, paradossalmente, questa battaglia legale non riguarda le auto elettriche. BYD, infatti, non vende ancora vetture passeggeri negli Stati Uniti. Il cuore del suo business americano è altrove: autobus elettrici, sistemi di accumulo energetico, batterie e pannelli solari. Solo nello stabilimento di Lancaster, in California, l’azienda impiega oltre 750 persone e produce fino a 1.500 autobus elettrici all’anno, un giro d’affari che può arrivare al miliardo di dollari.

Ma mentre la causa prende forma, BYD non resta ferma. Anzi, rilancia. Secondo quanto riportato da fonti cinesi, il gruppo ha presentato agli investitori progressi significativi nello sviluppo di batterie al sodio e batterie allo stato solido, due tecnologie considerate cruciali per il futuro dell’elettrificazione. Le batterie al sodio promettono costi più bassi e maggiore sicurezza, mentre quelle allo stato solido rappresentano il “Santo Graal” dell’accumulo: più autonomia, meno rischi, maggiore densità energetica.

In altre parole, mentre sfida gli Stati Uniti sul piano legale, BYD continua a correre su quello tecnologico. E questo doppio movimento – tribunale da una parte, innovazione dall’altra – potrebbe rafforzarne ulteriormente la posizione dominante nel mercato globale dell’elettrico.

La posta in gioco è enorme: non solo per BYD, ma per l’intero equilibrio industriale tra Cina e Stati Uniti. Se la Corte dovesse dare ragione al colosso cinese, l’intera architettura tariffaria costruita negli ultimi anni potrebbe crollare. E, allo stesso tempo, l’avanzata tecnologica di BYD rischia di mettere ancora più pressione sui concorrenti occidentali.

Una cosa è certa: questa storia è solo all’inizio. E potrebbe cambiare profondamente il modo in cui si muoveranno, nei prossimi anni, sia la politica commerciale americana sia la competizione globale sulle batterie e sui veicoli elettrici.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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