Migliori 9 mesi nella storia di UniCredit

Oggi torniamo in Italia con un’analisi dei risultati del Q3 2025 di UniCredit.

Il CEO, Andrea Orcel, ha presentato il miglior trimestre e i migliori 9 mesi nella storia di UniCredit. La strategia messa in atto funziona, i profitti sono record, i costi sono bassi e i rischi sotto controllo. Stanno premiando molto gli azionisti e, allo stesso tempo, investendo i profitti extra per crescere ancora di più in futuro.

L’utile netto è cresciuto del 12,9% nei 9 mesi. Il ritorno sul capitale (RoTE), un indicatore chiave di redditività, è sopra il 20%, un livello eccellente.
Confermato l’obiettivo di 10,5 miliardi di euro di utile per il 2025. Per il 2027, prevedono un utile “ben superiore a 11 miliardi“.
Il rapporto costi/ricavi è circa al 37%, spendono poco per generare i loro ricavi.
La qualità del credito è solida. I nuovi crediti problematici (gli NPE) sono quasi inesistenti e il costo del rischio (quanto accantonano per perdite future) è minimo (solo 10 punti base). Mantengono inoltre un “cuscinetto” extra da 1,7 miliardi di euro per eventuali problemi futuri, che non hanno ancora toccato.
Confermati 9,5 miliardi di euro di dividendi e riacquisto di azioni (buyback) per il 2025 ma non solo, un nuovo buyback da 1,8 miliardi parte immediatamente.
Dal 2026, la politica sarà di distribuire l’80% dell’utile

UniCredit ha usato inoltre 6,5 miliardi di euro di capitale in eccesso. Invece di usarli solo per buyback, li ha investiti per comprare la sua assicurazione Vita in Italia, Acquisire la società tecnologica Vodeno Aion e aumentare le quote nelle banche Commerzbank in Germania e Alpha Bank in Grecia e Romania.
Queste mosse aggiungeranno 1 miliardo di euro di utili netti entro il 2027. Orcel sostiene che questo sia un investimento molto più redditizio rispetto al semplice riacquisto di azioni proprie.

Parlando ora di fattori di rischio per il gruppo abbiamo notato che il Margine di Interesse, cioè i guadagni dalla differenza tra tassi sui prestiti e costi dei depositi è sceso del 4,2% nel trimestre causato dal calo generale dei tassi di interesse.
Il governo italiano sta preparando una nuova tassa (bank levy). È ancora una bozza e non si sa l’impatto. Orcel ha sottolineato che, essendo UniCredit molto internazionale, l’eventuale “colpo” sarà diluito e impatterà meno rispetto ai concorrenti puramente italiani.
I ricavi da trading sono scesi del 10% nei 9 mesi. Questo è però dovuto a costi tecnici “una tantum” legati alle coperture sull’investimento in Commerzbank.
Il CEO ha avvertito che potrebbero decidere di spendere un po’ di soldi nel quarto trimestre per “azioni manageriali” (cioè investimenti per accelerare la crescita futura, non per efficienza). Questo è positivo per il lungo termine, ma potrebbe significare che l’utile finale 2025 si attesterà sui 10,5 miliardi previsti, senza superarli di molto.

In Conclusione UniCredit si è trasformata in una “macchina da utili” molto efficiente e con pochi rischi. La strategia di Orcel di usare il capitale extra per investimenti strategici (come Commerzbank e Alpha) invece di soli buyback mira a creare una base di profitto più alta e sostenibile per il futuro. Il vento contrario principale resta il calo dei tassi d’interesse (che pesa sull’NII), ma la banca sembra gestirlo meglio di altre grazie al controllo dei costi e alla crescita delle commissioni.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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