Xi, Putin, Modi: un fronte unito contro gli Stati Uniti?
Questa vicenda, apparentemente contraddittoria, è un esempio perfetto di come la geopolitica moderna venga filtrata attraverso la lente personale dell’amministrazione Trump, scontrandosi con la realtà pragmatica delle potenze emergenti come l’India.
Analizziamo i fatti e cosa significano realmente.
La sequenza degli eventi è emblematica dello stile di comunicazione di Donald Trump, prima attacca e poi corregge:
Trump vede un’immagine che non gli piace: i leader di India e Russia (Modi e Putin) insieme al suo principale rivale, Xi Jinping, durante un vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). La sua reazione immediata è emotiva e basata su una logica “zero-sum” (o sei con me, o sei contro di me). L’affermazione “abbiamo perso India e Russia nella Cina più profonda e oscura” dipinge uno scenario apocalittico di un blocco anti-americano consolidato.
Poco dopo però, parlando con i giornalisti, Trump attenua drasticamente i toni, soprattutto riguardo all’India. Nega di aver “perso” l’India e sposta l’attenzione su una lamentela specifica e commerciale: l’acquisto di petrolio russo da parte di Nuova Delhi. Distingue tra il rapporto personale con Modi (“Sarò sempre amico di Modi”) e il disaccordo sulla singola politica energetica.
Quindi, per capire cosa sta succedendo, dobbiamo guardare oltre le dichiarazioni contraddittorie e analizzare gli interessi strategici dei protagonisti.
L’India non è stata “persa” dagli Stati Uniti, perché l’India non ha mai voluto “appartenere” esclusivamente a un blocco. La politica estera indiana sotto Modi si basa sul cosiddetto “multi-allineamento”, è un membro cruciale del “Quad” (alleanza strategica con USA, Giappone e Australia), pensato esplicitamente per contenere l’influenza cinese nell’Indo-Pacifico. Gli USA sono un partner fondamentale per la difesa e la tecnologia.
L’India però ha legami storici profondi anche con la Russia per la fornitura di armamenti. Inoltre, l’acquisto di petrolio russo a prezzi scontati (conseguenza delle sanzioni occidentali) è una necessità economica vitale per un Paese con enormi bisogni energetici e pressioni inflazionistiche interne. Partecipare alla SCO permette all’India di mantenere un dialogo con la Cina (con cui ha tensioni di confine) e di non isolarsi dai suoi vicini asiatici.
In sintesi L’India sta giocando su più tavoli contemporaneamente. Compra armi e tecnologia dagli USA per difendersi dalla Cina, ma compra energia a basso costo dalla Russia per far funzionare la sua economia. Non è tradimento, è pragmatismo.
La frustrazione di Trump non riguarda tanto l’amicizia tra Modi e Xi, quanto il fatto che l’India, acquistando petrolio russo, attenua l’efficacia delle sanzioni americane contro Mosca. Questo indebolisce la posizione degli Stati Uniti nel conflitto ucraino.
Trump crede di poter risolvere complesse questioni geopolitiche attraverso rapporti personali (“Io e Modi siamo amici”). Quando l’alleato agisce secondo i propri interessi nazionali (l’acquisto di petrolio), Trump lo interpreta quasi come uno sgarbo personale, da cui la reazione stizzita iniziale.
La risposta del Primo Ministro indiano Modi è un capolavoro di diplomazia. Ignora completamente la critica sul petrolio e l’accusa di essersi “perso” a favore della Cina. Invece, si concentra sui complimenti personali di Trump (“ricambio pienamente i sentimenti positivi”) e riafferma la solidità della partnership strategica con gli USA.
Modi sta dicendo quindi a Trump: “Apprezzo le belle parole e ignoro le critiche. Continuiamo a fare affari dove ci conviene entrambi, ma non accetterò ordini su chi debbano essere i miei fornitori di energia”.
L’era in cui le nazioni erano rigidamente allineate con Washington o Mosca/Pechino sta finendo. Potenze emergenti come l’India esigono autonomia strategica. Cercano di massimizzare i propri benefici prendendo ciò che serve da ogni superpotenza. Gli Stati Uniti faticano ad accettare che un alleato possa essere anche partner commerciale di un rivale.
Le oscillazioni retoriche di Trump (prima l’allarme, poi la rassicurazione) creano incertezza per gli alleati. Sebbene la sua amministrazione mantenga una linea dura sulla Cina, le uscite impulsive rischiano di alienare partner cruciali come l’India, necessari proprio per bilanciare Pechino.
Al fondo di questa disputa c’è il denaro. L’India ha bisogno di energia a basso costo per crescere. Finché la Russia offrirà petrolio scontato, l’India lo comprerà, indipendentemente dalle pressioni politiche di Washington. Questo dimostra che, per molte nazioni, la stabilità economica interna ha la precedenza sugli allineamenti geopolitici imposti dall’esterno.



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