Microsoft: Servizio cloud Azure interrotto da tagli ai cavi sottomarini nel Mar Rosso

Il servizio cloud Azure di Microsoft, una delle tre grandi piattaforme mondiali su cui girano milioni di aziende, ha subito interruzioni e rallentamenti significativi per i clienti in Africa, Medio Oriente e parti dell’Asia. Il motivo non è stato un attacco hacker o un bug software, ma un danno fisico a diversi cavi sottomarini nel Mar Rosso.

Questa notizia, apparentemente tecnica, è in realtà uno degli esempi più chiari di come la geopolitica stia colpendo direttamente le fondamenta della nostra economia digitale.

Quando pensiamo al “cloud”, immaginiamo qualcosa di etereo, di immateriale o come una nuvola. La realtà è ben diversa: il cloud poggia su un’infrastruttura fisica estremamente vulnerabile, composta da cavi spessi quanto un tubo da giardino adagiati sul fondo degli oceani.

Il Mar Rosso non è solo un collo di bottiglia per le navi petroliere e portacontainer; lo è anche per i dati. Circa il 20-25% del traffico Internet tra l’Europa e l’Asia passa attraverso questo stretto corridoio marittimo. Quando questi cavi vengono danneggiati, per le aziende come Microsoft, Google e Amazon Web Services è come se venissero chiuse improvvisamente diverse corsie di un’autostrada vitale. Il traffico deve essere reindirizzato su rotte alternative (spesso più lunghe e costose), causando congestione e latenza.

Ed è qui che la questione diventa geopolitica. I cavi sono stati danneggiati in un’area di conflitto attivo, dove i ribelli Houthi dello Yemen attaccano regolarmente le navi commerciali.

Sabotaggio o incidente?

Le indagini su chi abbia materialmente tagliato i cavi sono complesse. Alcuni puntano il dito contro un sabotaggio deliberato da parte degli Houthi, che avevano precedentemente minacciato di colpire queste infrastrutture. Altri ritengono più probabile un danno accidentale causato dall’ancora di una delle navi colpite dai missili Houthi (come la nave cargo Rubymar, affondata nella zona). In entrambi i casi, la causa principale è l’instabilità militare nella regione. L’infrastruttura civile digitale è diventata ostaggio del conflitto.

Governi e agenzie di intelligence ora considerano la protezione dei cavi sottomarini una priorità strategica. Un’interruzione prolungata non ferma solo lo streaming video o le operazioni aziendali; blocca le transazioni finanziarie internazionali (che viaggiano su queste reti) e le comunicazioni militari.

Questa vicenda a mio avviso ci insegna tre questioni fondamentali:

La prima è aver scoperto che l’economia digitale “globale” dipende da poche “autostrade” sottomarine incredibilmente fragili e situate in punti geografici critici. La presunta invulnerabilità del cloud è un’illusione.

La seconda è che a quanto pare Non serve un cyberattacco sofisticato per mettere in ginocchio un servizio digitale. Basta un’azione fisica “tradizionale” su un punto nevralgico dell’infrastruttura. La sicurezza fisica e quella digitale non sono più separabili.

e terza cosa, L’era in cui si costruiva l’infrastruttura globale basandosi unicamente sull’efficienza dei costi è finita. La nuova parola d’ordine è resilienza. Le aziende e gli stati dovranno spendere di più per costruire sistemi ridondanti, preparandosi a un mondo più frammentato e instabile.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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