Accordo Usa-Cina. Intesa duratura?
La notizia che arriva da Kuala Lumpur sembra un sospiro di sollievo. I negoziatori americani e cinesi hanno definito quella che chiamano una “tregua” commerciale, un quadro d’intesa che ora passerà sui tavoli dei presidenti Trump e Xi Jinping questa settimana in Corea del Sud.
Noi, vi invitiamo alla cautela, e vi spieghiamo in pochi minuti il perchè di questa nostra considerazione.
L’America di Trump aveva promesso dazi al 100% su quasi tutto l’import cinese a partire dal 1° novembre. Una mossa che avrebbe fatto impennare i prezzi per i consumatori americani. Questa minaccia, stando al Segretario al Tesoro USA Bessent, è stata (per ora) sospesa.
In cambio la Cina sospende la sua “arma” più potente: le terre rare. Pechino controlla oltre il 90% di questi minerali, che sono la linfa vitale di tutta la nostra tecnologia, dagli smartphone alle auto elettriche, fino ai sistemi di difesa. La Cina stava per imporre un rigido regime di licenze all’esportazione che avrebbe, di fatto, strangolato l’industria high-tech occidentale. Ora Pechino promette di rinviare questi controlli di un anno.
Inoltre, gli americani si aspettano che la Cina ricominci a comprare massicciamente soia statunitense, dopo un settembre a zero ordini. Questo è un messaggio chiaramente politico, rivolto agli agricoltori dell’Iowa e dell’Ohio, base elettorale cruciale per Trump.
Fin qui le notizie ufficiali. Ma leggendo tra le righe notiamo due toni molto diversi. Gli americani, da Bessent a Greer, sono ottimisti, quasi euforici. Parlano di “quadro molto positivo” e rassicurano gli agricoltori “per diversi anni”.
I cinesi, invece, sono glaciali. Il loro negoziatore, Li Chenggang, parla solo di “consenso preliminare” e ci tiene a sottolineare che “la Cina ha difeso con fermezza i propri interessi”.
E c’è un dettaglio fondamentale: la Casa Bianca dà per certo l’incontro decisivo tra Trump e Xi giovedì in Corea del Sud. Pechino invece non ha ancora confermato ufficialmente l’incontro. Questo, in diplomazia, significa che la Cina non dà nulla per scontato e vuole tenersi le mani libere fino all’ultimo secondo.
Sul tavolo, peraltro, restano irrisolte questioni enormi: il destino di TikTok, la crisi del Fentanyl negli Stati Uniti, le tensioni su Taiwan e il caso dell’attivista Jimmy Lai a Hong Kong.
Non facciamoci illusioni quindi. Questa non è una pace commerciale; è una tregua armata, dettata dalla paura reciproca.
Gli Stati Uniti si sono resi conto che la minaccia cinese sulle terre rare era concreta e avrebbe paralizzato la loro industria tecnologica e della difesa. Hanno preferito ritirare la minaccia dei dazi al 100%, che comunque avrebbero danneggiato gravemente anche i consumatori americani.
La Cina, d’altro canto, non voleva una guerra tariffaria totale proprio mentre la sua economia mostra segni di affaticamento.
In conclusione diciamo che la condizione attuale è un momentaneo ritorno alla calma, ma le cause profonde dello scontro – la supremazia tecnologica, Taiwan, i diritti umani – restano tutte lì.
Questa tregua serve solo a prendere tempo. La vera partita strategica tra le due superpotenze non si è affatto fermata.



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