LinkedIn da novembre userà dati per l’IA, si può negare consenso

Ben ritrovati amici,

Oggi parliamo di una notizia che tocca i nostri dati e il nostro profilo professionale online. LinkedIn, la più grande rete professionale al mondo, di proprietà di Microsoft, ha annunciato che a partire dal 3 novembre utilizzerà i dati dei suoi utenti per addestrare la propria intelligenza artificiale prendendo le informazioni che noi abbiamo reso pubbliche e le userà per “insegnare” ai suoi sistemi di intelligenza artificiale a creare contenuti, a suggerirci nuove opportunità lavorative e, in generale, a “ottimizzare l’esperienza” sulla piattaforma. La società ha precisato che i messaggi privati saranno esclusi da questa raccolta dati.

La cosa fondamentale da capire è che questa funzione sarà attiva di default. Significa che se non facciamo nulla, daremo automaticamente il nostro consenso. Per negarlo, dovremo entrare nelle impostazioni del nostro profilo, cercare la sezione “Privacy dei dati” e disattivare l’opzione specifica.

Dietro alla comunicazione ufficiale, che parla di “migliorare l’esperienza utente”, si nasconde una strategia economica ben precisa. Microsoft, che ha investito miliardi in OpenAI, la creatrice di ChatGPT, sta cercando di capitalizzare l’enorme patrimonio di cui dispone: i dati, un’IA che impara da milioni di profili di successo, da annunci di lavoro efficaci e da discussioni professionali, può diventare uno strumento potentissimo. Potrà creare curriculum quasi perfetti, scrivere lettere di presentazione su misura, suggerire percorsi di carriera, e persino assistere le aziende nella selezione del personale in modo sempre più automatizzato. LinkedIn non sta semplicemente migliorando un social network, sta costruendo le fondamenta per i futuri servizi a pagamento basati sull’IA per professionisti e aziende.

Vi sarete ormai accorti che i contenuti che noi utenti creiamo gratuitamente sulle piattaforme diventano la materia prima per alimentare i motori dell’intelligenza artificiale, che a loro volta genereranno profitti per le grandi aziende tecnologiche.
La trasparenza di LinkedIn nel permettere di negare il consenso è un passo dovuto, probabilmente anche per evitare problemi con le normative sulla privacy come il GDPR europeo, ma la partita si gioca sull’inerzia della maggioranza degli utenti, che probabilmente non cambierà le impostazioni predefinite.

La nostra opinione amici è che in questo nuovo mercato digitale, dove i nostri dati sono il nuovo petrolio, dovremmo forse iniziare a essere considerati non solo come utenti, ma come veri e propri fornitori di materia prima, per ora, il nostro compenso è l’utilizzo “gratuito” della piattaforma, ma con i profitti miliardari che l’intelligenza artificiale promette di generare, questo scambio rischia di diventare sempre più sbilanciato. Non vi pare?

Bene, per ora è tutto, grazie per l’attenzione e a presto con nuove notizie!

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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