Walmart: utili +29% grazie ai rimborsi sui dazi
Oggi parliamo del colosso della grande distribuzione americana: Walmart ha diffuso i risultati del secondo trimestre dell’anno fiscale 2027, relativo ai tre mesi chiusi il 31 luglio 2026, e i numeri raccontano di un gigante che continua a correre, nonostante un contesto fatto di dazi, inflazione selettiva e nuove regolamentazioni sui prezzi dei farmaci.
Partiamo dal dato che fa più notizia: il fatturato totale è salito a 187,9 miliardi di dollari, in crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno — un aumento del 5,1% a cambi costanti, al netto cioè dell’effetto valutario. Un dato trainato in modo particolare dal commercio digitale: le vendite eCommerce sono cresciute del 23% a livello globale, arrivando a rappresentare quasi un quarto delle vendite nette totali. Un segnale chiaro: Walmart non è più “solo” supermercati, è sempre più una piattaforma ibrida fisico-digitale.
Ma la vera sorpresa di questo trimestre è sulla redditività. L’utile operativo è balzato del 28,8%, a 9,4 miliardi di dollari; su base rettificata e a cambi costanti la crescita è comunque di un solido 17,4%. Perché questo scarto così ampio tra crescita dei ricavi e crescita dei profitti? La risposta sta in una voce piuttosto insolita per un trimestre retail: i rimborsi sui dazi doganali. Walmart ha beneficiato di rimborsi tariffari che hanno sostenuto in modo significativo il margine lordo, salito di 96 punti base al 25,4%. Attenzione però: l’azienda stessa avverte che buona parte di questo beneficio è stata reinvestita in investimenti sui prezzi, cioè in ribassi per i consumatori — motivo per cui il management invita gli analisti a leggere insieme i risultati del secondo e del terzo trimestre per capire la vera crescita sottostante del business.
E qui arriviamo a un dato che a prima vista può disorientare i telespettatori: l’utile per azione GAAP è sceso a 0,80 dollari, in calo del 9,1% rispetto a un anno fa. Ma non è un segnale di debolezza operativa: il dato riportato include una perdita di 0,12 dollari per azione legata a investimenti azionari e altri strumenti finanziari, parzialmente compensata da un beneficio fiscale una tantum. Depurato da questi elementi straordinari, l’utile per azione rettificato è invece salito a 0,81 dollari, in crescita del 19,1% — questo è il numero su cui gli investitori si stanno concentrando davvero.
Guardiamo ora ai singoli segmenti di business, perché la fotografia cambia molto da un’area all’altra.
Walmart U.S., il cuore del gruppo, ha realizzato vendite nette per 125,2 miliardi di dollari, +3,5%, con vendite comparabili — cioè a parità di negozi aperti da almeno 12 mesi — in crescita del 2,6%. Un dato in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti, e la causa è chiara: un freno di circa 125 punti base dovuto alla nuova regolamentazione sul “prezzo equo massimo” dei farmaci, entrata in vigore il primo gennaio, che ha compresso le vendite del comparto salute e benessere. Al netto di questo effetto, la crescita organica resta solida, sostenuta da guadagni di quota di mercato trasversali a tutte le fasce di reddito, comprese le famiglie a reddito più alto. L’utile operativo della divisione USA è salito del 20,6%, a 8,1 miliardi di dollari.
Walmart International, la divisione estera, ha segnato vendite nette per 35,2 miliardi di dollari, +12,8% (+7,9% a cambi costanti), con un utile operativo in crescita del 16,6%. Dentro questo dato, occhi puntati sulla Cina, dove le vendite sono balzate del 20,7% a cambi costanti, spinte da un eCommerce che ormai pesa oltre il 55% del mix digitale; sul Messico, dove la crescita rallenta nettamente al 3,2%; e sul Canada, in accelerazione al 6,0%, dove peraltro Walmart+ è stato appena lanciato.
Capitolo a parte per Sam’s Club U.S., la catena di club all’ingrosso del gruppo: vendite a 25,7 miliardi di dollari, +8,8%, ma soprattutto un utile operativo che vola del 44,3%, grazie a un mix di maggiori transazioni, crescita a doppia cifra dell’eCommerce (+26%) e ai già citati rimborsi tariffari.
Sul fronte della solidità finanziaria: la liquidità disponibile è di 11,5 miliardi di dollari, il flusso di cassa operativo è salito a 19,7 miliardi, mentre il free cash flow è sceso a 5,5 miliardi, un calo di 1,4 miliardi dovuto a maggiori investimenti in capitale — segno che l’azienda sta accelerando sugli investimenti strutturali, tra logistica e digitale. Walmart ha inoltre riacquistato azioni proprie per 3 miliardi di dollari solo in questo trimestre, con un’autorizzazione residua di 25,1 miliardi ancora da utilizzare.
E veniamo, per chiudere, alla parte che più interessa i mercati: le indicazioni sul futuro. Walmart ha alzato la guidance per l’intero anno fiscale 2027: la crescita del fatturato a cambi costanti è ora attesa tra il 4,0% e il 5,0% (contro il 3,5-4,5% precedente), quella dell’utile operativo rettificato tra il 7,0% e l’8,5% (dal 6,0-8,0%), e l’utile per azione rettificato è stato rivisto al rialzo a 2,80-2,87 dollari. Per il terzo trimestre, però, l’azienda avverte di un possibile freno di oltre 100 punti base sulle vendite, legato allo slittamento del Big Billion Days di Flipkart, la controllata indiana, tra il terzo e il quarto trimestre — un effetto puramente di calendario, non strutturale.
Il messaggio che arriva dal management, nelle parole del CEO John Furner e del CFO John David Rainey, è che il modello di business “si sta rafforzando”, con la crescita multicanale — prezzo, velocità e comodità — a fare da leva per continuare a guadagnare quote di mercato anche nei segmenti a reddito più alto.
In sintesi: trimestre forte sopra le attese, con ricavi e utili in doppia cifra, ma con alcune nubi da monitorare — il rallentamento della crescita comparabile negli Stati Uniti legato alla farmacia, la contrazione del free cash flow e un effetto tariffario che, prima o poi, uscirà dai conti. Per ora, però, Wall Street incassa una guidance più alta e un gigante del retail che continua a macinare crescita anche in un contesto macro non semplice.



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