Processo ai Social: meta e google sotto accusa per danni ai minori

Negli Stati Uniti sta accadendo qualcosa che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui guardiamo ai social media. Negli ultimi giorni, due verdetti – uno in California e uno in Nuovo Messico – hanno messo sotto pressione giganti come Meta e Google, aprendo la strada a nuove responsabilità legali legate ai danni sui minori. E questi casi potrebbero diventare un primo banco di prova per capire come i tribunali affronteranno richieste simili in futuro.

In California, la giuria di Los Angeles ha stabilito che Meta e Google sono stati negligenti nel progettare le loro piattaforme e nel non avvertire gli utenti dei rischi. Ha ordinato alle due aziende di pagare 6 milioni di dollari a Kaley G.M., una giovane donna che ha raccontato di aver sviluppato depressione e pensieri suicidi dopo essere diventata dipendente dai social fin da piccola, a causa di un design pensato per catturare l’attenzione. La parte cruciale è che la giuria ha riconosciuto che il problema non sono i contenuti, ma le caratteristiche di design che possono creare dipendenza.

Nel Nuovo Messico, la situazione è stata ancora più pesante. Una giuria ha ordinato a Meta di pagare 375 milioni di dollari, sostenendo che l’azienda avrebbe ingannato gli utenti sulla sicurezza di Facebook e Instagram, permettendo allo stesso tempo episodi di sfruttamento sessuale minorile sulle piattaforme. Un verdetto che ha fatto molto rumore, perché arriva da una causa intentata direttamente dal procuratore generale dello Stato.

Perché tutto questo è importante? Perché questi processi sono i primi a mettere davvero alla prova l’idea che le Big Tech possano essere ritenute responsabili della progettazione di app che danneggiano il benessere dei giovani. E non si tratta di casi isolati: Meta, Snapchat, YouTube, TikTok e ByteDance stanno affrontando migliaia di cause in tutto il Paese, accusate di aver creato piattaforme con funzioni che generano dipendenza nei bambini e negli adolescenti, contribuendo alla crisi di salute mentale.

Il verdetto di Los Angeles, in particolare, è destinato a diventare un “bellwether”, un caso campione. Significa che servirà come riferimento per valutare il valore delle migliaia di cause simili pendenti nei tribunali della California. In genere, prima di arrivare a un accordo globale, vengono giudicati diversi bellwether, così da capire come potrebbero orientarsi giurie e giudici.

E non finisce qui. Oltre ai casi statali, ci sono più di 2.400 cause federali contro Meta e altre piattaforme, incluse quelle presentate da procuratori generali e distretti scolastici che denunciano costi e danni legati alla dipendenza da social media. È importante ricordare che i verdetti statali non influenzano direttamente il contenzioso federale, ma possono comunque creare un clima che orienta le decisioni future.

Al centro di tutto c’è una domanda legale enorme: la Sezione 230 del Communications Decency Act protegge le piattaforme anche quando il problema non è il contenuto, ma il design? Le aziende sostengono di sì. I querelanti sostengono di no. E sia in California che in Nuovo Messico, i giudici hanno deciso che la questione merita un processo. Ora, con questi verdetti, i tribunali di grado superiore potrebbero essere chiamati a pronunciarsi e chiarire una volta per tutte se la Sezione 230 si applica anche al design delle piattaforme.

Cosa succede adesso? A maggio, in Nuovo Messico, ci sarà una seconda fase del processo: il procuratore generale chiederà al giudice di imporre a Meta modifiche strutturali alle piattaforme e ulteriori danni economici. Meta ha già annunciato che farà appello a entrambi i verdetti, e Google farà lo stesso per il caso di Los Angeles.

E sì, ci saranno altri processi. A giugno è previsto un processo federale in Kentucky, intentato da un distretto scolastico contro Meta, ByteDance, Snap e Google. E a luglio, in California, partirà un nuovo processo contro Instagram, YouTube, TikTok e Snapchat.

In altre parole, siamo solo all’inizio. Questi casi potrebbero ridefinire il rapporto tra Big Tech, minori e responsabilità legale. E i prossimi mesi saranno decisivi per capire se i social media dovranno cambiare radicalmente il loro modo di progettare le piattaforme.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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