Le Azioni sono sopravvalutate?

Oggi parliamo di un tema che sta facendo discutere gli analisti: le azioni sono troppo costose? La Bank of America ha fatto un sondaggio tra i gestori di fondi e, pensate un po’, il 58% di loro, un numero record, dice che sì, le azioni sono sopravvalutate.

A nostro avviso però c’è un dettaglio fondamentale da cogliere subito: quando si parla di “mercati azionari globali”, in realtà si parla quasi esclusivamente degli Stati Uniti. L’S&P 500 è il barometro di tutto, e non è un caso se gli americani pesano per il 72% sull’indice MSCI World. Insomma, se l’America starnutisce, il mondo si ammala. E l’America, in questo momento, ha una febbre da record. Il rapporto prezzo-utili (P/E forward) dell’S&P 500 è a 22,5, un livello che non si vedeva dai tempi della bolla delle dot-com. Questo dato, di per sé, farebbe tremare i polsi a chiunque, ma in questo caso secondo noi, c’è un perché.

La ragione di queste valutazioni alle stelle ha un nome e un cognome: i Magnifici 7. Questi giganti della tecnologia (Microsoft, Alphabet, Amazon, ecc.) non sono solo i più grandi, ma sono anche quelli che trainano l’intero mercato. Da soli rappresentano il 34% dell’S&P 500. Il loro valore è gonfiato da una crescita esponenziale dei profitti, spinta soprattutto dall’Intelligenza Artificiale. L’IA, in questo momento, è il carburante che fa volare i loro bilanci e che, secondo gli analisti, giustifica queste valutazioni da capogiro.

E qui arriviamo al punto cruciale, un vero e proprio paradosso. I gestori dicono che le azioni sono costose, ma in pratica continuano a comprarle, spingendo gli indici verso nuovi record ogni settimana. In altre parole, a parole sono cauti, ma con i fatti sono aggressivi.

Quindi da un lato, le valutazioni sembrano insostenibili; dall’altro, la crescita dei profitti dei Magnifici 7, alimentata dagli enormi investimenti nell’IA, sembra giustificare il tutto. Le aziende come Alphabet, Meta, Microsoft e Amazon stanno investendo centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture e sviluppo. La grande incognita è se questi investimenti si tradurranno in profitti sufficienti per ripagare le aspettative del mercato.

Non so voi, ma noi ci vediamo una sorta di “FOMO” (Fear Of Missing Out) collettiva, la paura di restare fuori dal rally. Gli investitori sanno che c’è un rischio, ma non vogliono perdere il treno. Questo comportamento è molto più simile a un gioco d’azzardo che a un investimento ponderato. Il mercato è polarizzato: una manciata di titoli sostiene tutto l’indice. Se uno di questi giganti dovesse inciampare, magari con un calo inaspettato dei profitti o un rallentamento degli investimenti nell’IA, la reazione a catena potrebbe essere brutale. E se crollano i Magnifici 7, a cascata, il resto del mercato ne risentirà pesantemente. Dopotutto, non si può fare una festa solo con i Magnifici 7. Il vero problema, amici, non è tanto se le azioni sono costose, ma se il resto del mercato ha un senso. E per ora, a parte questi sette colossi, il resto fa fatica. La musica è sempre più alta, ma la sedia traballa sempre di più.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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