Istat: 30% in più di aumenti alimentari mentre i salari restano al palo.

oggi parliamo di un dato che tocca direttamente le tasche di tutti noi, un dato che non ha bisogno di complesse analisi per essere compreso perché lo viviamo ogni giorno al supermercato. Secondo le ultime rilevazioni dell’ISTAT, dal 2019 ad oggi i prezzi dei prodotti alimentari in Italia sono aumentati in media del 30%, quello che cinque anni fa mettevamo nel carrello con 100 euro, oggi ci costa 130 euro. Un’erosione silenziosa ma costante del nostro potere d’acquisto.

Da bravi analisti abbiano analizzato più da vicino questi aumenti per capire dove si sono concentrati i rincari più pesanti. Non si tratta di un aumento omogeneo infatti, parliamo di vere e proprie impennate per prodotti di uso quotidiano: l’olio di oliva ha visto un balzo di oltre il 50%, il riso e il burro hanno seguito a ruota con aumenti simili. Anche beni come la pasta, il pane, la frutta e la verdura fresca hanno subito rincari a doppia cifra, tra il 28% e il 37%.

Le cause di questo salasso sono un intreccio di fattori che abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni. Siamo partiti con le difficoltà logistiche e produttive post-pandemia, a cui si è sommata la crisi energetica, esasperata dal conflitto in Ucraina, che ha fatto schizzare i costi di produzione e trasporto per tutta la filiera agroalimentare. Sono stati anni in cui anche il clima non ha dato proprio il meglio di sè, con siccità e eventi estremi che hanno danneggiato i raccolti, riducendo l’offerta di molte materie prime.

Ma il vero nodo amici miei, è sempre lo stesso ormai da anni, i salari sono la vera notizia che si nasconde dietro al dato dell’inflazione. Mentre i prezzi degli alimentari volavano, i nostri stipendi sono rimasti a terra. Le analisi più recenti ci dicono che, nello stesso periodo in cui il carrello della spesa aumentava del 30%, la crescita media dei salari è stata nettamente inferiore. Si stima che, a fronte di un’inflazione complessiva di quasi il 22% tra il 2019 e il 2024, i salari siano cresciuti di poco più del 10%. Il risultato è una perdita secca del potere d’acquisto per milioni di famiglie, soprattutto per quelle a reddito fisso.

Le nostre considerazioni sono che il dato del 30% non è solo una statistica, è il racconto di una crescente difficoltà. Ci dice che, nonostante una timida ripresa dei salari nell’ultimo anno, la ferita inferta dall’inflazione al bilancio delle famiglie italiane è ancora profonda.

La “magra consolazione”, come qualcuno l’ha definita, è che in altri paesi europei come la Germania l’aumento è stato anche superiore. A nostro avviso, questo non ci fa sentire meglio quando alla cassa del supermercato il conto è sempre più salato.

Questa situazione ci mette di fronte a una realtà ineludibile: l’inflazione alimentare sta agendo come una tassa occulta, che colpisce in modo sproporzionato chi ha di meno. Le famiglie non solo spendono di più per acquistare gli stessi prodotti, ma in molti casi sono costrette a cambiare le proprie abitudini, a tagliare sulla qualità o sulla quantità, con conseguenze non solo economiche ma anche sociali e di benessere. La sfida per il futuro non sarà solo quella di contenere i prezzi, ma di trovare un nuovo equilibrio in cui i salari tornino a crescere in modo reale, restituendo ossigeno ai bilanci familiari.

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Autore e analista che si dedica alla divulgazione delle principali notizie finanziarie attraverso piattaforme digitali.

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