BNS: la Banca Nazionale Svizzera come un hedge fund ?
Oggi parliamo di un attore tanto discreto quanto potente sui mercati finanziari globali: la Banca Nazionale Svizzera (BNS). Pensate che, senza fare rumore, è diventata una sorta di gigante della Silicon Valley. E tutto questo per difendere il valore del franco svizzero.
Andiamo con ordine. La BNS ha investito la cifra colossale di 42 miliardi di dollari in appena cinque aziende tecnologiche americane: parliamo di Amazon, Apple, Meta (la casa madre di Facebook), Microsoft e, soprattutto, Nvidia, il campione dei chip per l’intelligenza artificiale. Per darvi un’idea, la sua partecipazione in Nvidia supera gli 11 miliardi di dollari.
Come è possibile? E perché lo fa?
La risposta sta nella sua politica monetaria. Il franco svizzero è da sempre una “moneta rifugio”. Quando c’è incertezza nel mondo, gli investitori comprano franchi, facendone aumentare il valore. Un franco troppo forte, però, è un problema enorme per le aziende svizzere che esportano, perché i loro prodotti diventano più cari all’estero.
Per evitare questo, la BNS fa una cosa molto particolare: “stampa” franchi svizzeri e li vende sul mercato, comprando in cambio valuta estera, soprattutto dollari ed euro. Ma cosa farsene di questa enorme montagna di liquidità? Invece di lasciarla ferma, la investe. E qui sta la notizia: una parte consistente, circa il 25% del suo portafoglio azionario estero, finisce proprio in azioni.
In pratica, la Banca Centrale Svizzera, per tenere a bada la sua moneta, si è trasformata in uno dei più grandi investitori istituzionali al mondo, una specie di fondo sovrano che non vuole ammettere di esserlo. A differenza di un fondo norvegese o di Singapore, l’obiettivo dichiarato della BNS non è massimizzare i profitti, ma la stabilità monetaria.
Tuttavia, questa strategia non è priva di rischi e contraddizioni.
Primo, l’enorme esposizione su pochi titoli tecnologici la rende molto vulnerabile alle oscillazioni di Wall Street. Se le Big Tech crollano, il bilancio della BNS soffre. E infatti, dopo anni di guadagni, ha registrato perdite significative nel 2022 e 2023, e anche nel primo semestre di quest’anno ha perso oltre 15 miliardi di franchi, principalmente a causa di un dollaro più debole.
Secondo, la trasparenza. Grazie alle leggi americane, sappiamo esattamente cosa compra negli Stati Uniti. Ma per le sue posizioni in Europa o in Asia, la nebbia è molto più fitta.
Infine, la sua natura. È una banca centrale, ma è anche quotata in borsa, con cantoni e privati come azionisti. Eppure, non esercita i diritti di voto legati alle sue enormi partecipazioni, evitando di influenzare la gestione delle aziende in cui investe.
Considerazioni Finali
Leggendo tra le righe, la situazione è quasi paradossale. La Svizzera, paladina della stabilità e della prudenza, sta di fatto conducendo uno degli esperimenti di politica monetaria più audaci al mondo.
Primo punto chiave: la BNS è diventata un “hedge fund” per necessità. Per proteggere la propria economia, è costretta a scommettere pesantemente sui mercati esteri, in particolare sulla tecnologia americana. Finora, grazie al boom di aziende come Nvidia, la scommessa ha pagato, ma i recenti “rossi” in bilancio ci ricordano che la festa potrebbe non durare per sempre.
Secondo punto: emerge un dibattito sempre più acceso in Svizzera. È giusto che una banca centrale si assuma rischi da investitore speculativo? Non sarebbe meglio creare un fondo sovrano separato, con obiettivi chiari di rendimento e una gestione trasparente, come fanno molti altri Paesi? Per ora, la BNS tira dritto, sostenendo che questa flessibilità le è necessaria per intervenire rapidamente sul franco.
In sintesi, la Banca Nazionale Svizzera ci mostra una nuova, e per certi versi scomoda, realtà: nell’economia globale interconnessa, i confini tra politica monetaria tradizionale e gestione di un gigantesco patrimonio di investimento sono diventati incredibilmente labili. Una strategia nata per difendersi si è trasformata in una scommessa da decine di miliardi di dollari sul futuro della tecnologia. E le conseguenze, nel bene e nel male, ricadono su un intero Paese.



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