La BCE alza i tassi al 2,50%
La Banca Centrale Europea ha mosso un altro tassello importante sulla scacchiera monetaria. Il board guidato da Christine Lagarde ha alzato i tassi di un quarto di punto: il tasso sui depositi passa dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali sale al 2,65%. Una mossa che i mercati si aspettavano — anzi, secondo un sondaggio Reuters il consenso tra gli economisti era pressoché unanime, con il cento per cento degli intervistati che prevedeva proprio questo rialzo.
Ma allora, se c’è così tanto accordo sulla mossa di oggi, dove nasce il dibattito? Qui la storia si fa interessante. La BCE giustifica la stretta con due argomenti: da una parte un’economia dell’area euro più resiliente del previsto — le stime di crescita sono state riviste al rialzo, 0,9% quest’anno e 1,4% il prossimo — dall’altra un’inflazione ancora ostinata, al 3,3% ad agosto, ben sopra l’obiettivo del 2%, con la BCE che punta il dito anche sulle tensioni in Medio Oriente come fattore di pressione sui prezzi.
Ed è proprio sulla natura di questa inflazione che gli economisti si dividono in due campi. Il primo gruppo — più prudente sui rialzi futuri — sostiene che questa inflazione sia soprattutto un problema di offerta, legato ai costi dell’energia, non di domanda. Il loro ragionamento: la politica monetaria serve a raffreddare un’economia che consuma troppo, non a compensare il prezzo del petrolio. E fanno notare che l’inflazione core, cioè al netto di energia e alimentari, resta ben più bassa di quella generale — un segnale che alzare ulteriormente i tassi rischia di colpire crescita e imprese senza risolvere la causa vera del problema.
Il secondo gruppo, più falco, guarda invece agli effetti di secondo round: se i consumatori si trovano ad affrontare a lungo prezzi alti di carburante, bollette e cibo, prima o poi chiederanno salari più alti, e lì sì che l’inflazione diventa strutturale e più difficile da estirpare. Per questi economisti, la resilienza dell’economia dell’euro zona è un’occasione da sfruttare per una stretta preventiva, tanto per proteggere la credibilità della banca centrale quanto per evitare di rincorrere l’inflazione più avanti.
E infatti, guardando oltre la riunione di oggi, la divergenza si sposta sul futuro: la maggioranza degli economisti — circa il 91% secondo il sondaggio Reuters — si aspetta che i tassi restino fermi al 2,50% fino a fine anno, e quasi l’80% li vede stabili anche a metà 2027. Ma i mercati la pensano diversamente: scontano altri tre ritocchi entro la metà del prossimo anno, spinti proprio dai timori sull’inflazione e dalle tensioni geopolitiche ancora aperte. Insomma, la BCE di oggi ha convinto quasi tutti sulla mossa immediata, ma resta il grande punto interrogativo: è davvero l’ultimo rialzo del ciclo, o solo una tappa intermedia?”
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