Francia: Voto di S-Fiducia
La Francia si trova in un vicolo cieco, e la caduta del governo Bayrou, oggi quasi certa, è solo il sintomo di un problema molto più profondo: l’incapacità di far coincidere la realtà matematica dei conti pubblici con la frammentazione politica voluta dagli elettori (e innescata da Macron stesso).
Cerchiamo di analizzare cosa sta succendo.
Il cuore del problema è un dilemma irrisolvibile con l’attuale parlamento. Da un lato, la Francia ha un debito pubblico enorme (113,9% del PIL) e un deficit che fa impallidire i parametri europei. Le agenzie di rating e Bruxelles chiedono a gran voce una stretta di bilancio. Dall’altro lato, l’azzardo di Emmanuel Macron con le elezioni anticipate del 2024 ha prodotto un parlamento “ingovernabile”, senza una maggioranza chiara, dove le forze estreme (destra di Le Pen e sinistra radicale di Mélenchon) hanno abbastanza numeri per bloccare qualsiasi riforma strutturale impopolare.
In questo scenario, il Primo Ministro François Bayrou ha tentato di presentare una manovra finanziaria da 44 miliardi di euro di tagli. Una cifra necessaria per tentare di rientrare nei ranghi, ma politicamente velenosa. Bayrou, politico navigato, sapeva benissimo di non avere i numeri per approvare questa manovra. Chiedendo il voto di fiducia, ha scelto una strategia che l’opposizione definisce “suicidio politico”.
Ma se interpretiamo a fondo la vicenda, possiamo affermare che non si tratta di suicidio, ma di una mossa tattica per scaricare la responsabilità. Bayrou sta dicendo alla Francia e ai mercati: “Io ho proposto la cura necessaria, ma il parlamento preferisce far cadere il governo piuttosto che affrontare la realtà”. È un modo per salvare la propria immagine futura e mettere l’opposizione di fronte alle proprie contraddizioni: protestare contro il debito ma rifiutare i tagli per risanarlo.
Una volta che Bayrou sarà sfiduciato, la palla tornerà a Macron, che si trova con pochiessime opzioni: sa che tornare alle urne ora probabilmente non cambierebbe la composizione del parlamento, anzi, potrebbe peggiorarla ed è una carta che non vuole giocare, potrebbe invece cercare un nuovo Primo Ministro: Dopo aver fallito con figure di centro-destra, Macron potrebbe tentare la carta del centro-sinistra o del “tecnocrate”. Si fanno i nomi di Bernard Cazeneuve (ex socialista) o Pierre Moscovici (capo della Corte dei Conti). Chiunque accetti, però, erediterà la stessa identica equazione impossibile: come trovare 44 miliardi di euro senza avere una maggioranza che lo sostenga?
In attesa di una soluzione, la Francia rischia di andare avanti per “ordinaria amministrazione”, incapace di prendere decisioni strategiche mentre le scadenze economiche incombono.
Stiamo assistendo alle conseguenze a lungo termine della decisione di Macron di indire elezioni anticipate nel 2024. Pensava di poter forzare la mano agli elettori per ottenere una maggioranza stabile contro gli estremismi; ha ottenuto l’esatto contrario. Ora, il “Re Sole” è prigioniero del parlamento che lui stesso ha contribuito a frammentare.
La situazione francese ricorda da vicino l’inizio delle crisi del debito sovrano nell’Europa meridionale di un decennio fa. L’instabilità politica impedisce le riforme fiscali; l’assenza di riforme spaventa i mercati; i mercati alzano i tassi di interesse sul debito; i tassi più alti peggiorano il deficit, richiedendo tagli ancora più severi. È un loop da cui è difficile uscire senza un forte shock politico o un intervento esterno.
Si rischia a nostro avviso l’inevitabile, ovvero che Non importa chi sarà il prossimo Primo Ministro. La matematica non è un’opinione politica. I 44 miliardi di tagli (o tasse equivalenti) dovranno essere trovati. Più la politica francese ritarda questa decisione per calcoli elettorali, più dolorosa sarà la cura imposta dai mercati finanziari. La scommessa di Bayrou, perdendo oggi, è quella di essere ricordato come colui che aveva avvertito tutti prima che fosse troppo tardi.



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