Nestlè: Oltre i licenziamenti c’è di più.
Oggi analizziamo la situazione in casa Nestlé, un colosso che tutti conosciamo, dove recentemente sono saltate due teste importanti: prima l’amministratore delegato e ora, con sei mesi di anticipo, anche il presidente, Paul Bulcke.

La notizia ufficiale lega le dimissioni del presidente allo scandalo dell’amministratore delegato, licenziato per una relazione non appropriata sul posto di lavoro. Tuttavia, come spesso accade in finanza, questa è solo la punta dell’iceberg. Sotto la superficie, c’è un malcontento che cresce da tempo tra gli investitori, e il motivo, come sempre, sono i numeri. I risultati del gruppo non convincono e questi cambiamenti al vertice sono il segnale di una vera e propria scossa per dare una nuova rotta all’azienda.
Vediamo quindi di analizzare i conti di Nestlé, per capire luci e ombre del gruppo
Nel primo semestre del 2025, le vendite “organiche” (cioè escludendo effetti di cambio e acquisizioni) sono cresciute del 2,9%. È un dato leggermente migliore di quanto si aspettassero gli analisti, e in un mercato difficile, crescere è sempre un segnale positivo.
L’azienda è riuscita ad aumentare i prezzi dei suoi prodotti di circa il 2,7%. Questo dimostra che i suoi marchi (pensiamo a Nescafé, KitKat o Nespresso) sono abbastanza forti da far digerire ai consumatori un listino più caro, permettendo a Nestlé di combattere l’aumento dei costi delle materie prime.
Wow, Qui il problema è che le cose positive sono già finite secondo noi, vediamo ora di capire il perchè di questo nervosismo degli investitori e le ragioni reali dietro le dimissioni di Bulcke.
La crescita del 2,9% che abbiamo citato non è del tutto sana. È generata quasi esclusivamente dall’aumento dei prezzi. Il volume delle vendite, cioè la quantità di prodotti effettivamente venduti, è quasi fermo (+0,2%). Nel secondo trimestre è stato addirittura negativo. In parole povere, Nestlé sta vendendo meno prodotti, ma a un prezzo più alto. È una strategia che non può durare per sempre.
Se guardiamo il dato finale, le vendite totali sono diminuite dell’1,8%. Questo perché l’effetto negativo dei tassi di cambio (il Franco Svizzero forte) ha cancellato i benefici della crescita organica.
L’aumento dei prezzi non è bastato a coprire tutti i costi. I margini di profitto si sono ridotti e l’utile netto è sceso di oltre il 10% nel primo semestre. Questo significa che l’azienda sta diventando meno redditizia.
Il licenziamento di un amministratore delegato seguito dalle dimissioni anticipate del presidente è un chiaro segnale di instabilità. Indica che il consiglio di amministrazione e gli azionisti più importanti hanno perso la pazienza e vogliono un cambio di strategia per affrontare le debolezze che abbiamo visto.
In Conclusione le dimissioni di Paul Bulcke non sono solo una conseguenza dello scandalo, ma piuttosto l’effetto di una pressione intensa da parte degli investitori, insoddisfatti da una performance che, sebbene non disastrosa, mostra segnali di debolezza preoccupanti.
Nestlé sta navigando in acque agitate, la sfida per la nuova leadership sarà quella di trovare una crescita “sana”, basata non solo sull’aumento dei prezzi ma anche sull’aumento dei volumi di vendita, e di migliorare la redditività. Le recenti scosse al vertice sono un chiaro messaggio: il tempo delle attese è finito, servono risultati concreti.



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