Mercati in Risk-On e Pace in vista
Wall Street chiude una settimana esplosiva: S&P 500 e Nasdaq mettono a segno il terzo record consecutivo, mentre il Dow tocca il livello più alto dalla fine di febbraio. Gli investitori festeggiano la decisione dell’Iran di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz, un segnale che alimenta l’ottimismo su un possibile accordo di pace con gli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato su X che il passaggio per tutte le navi commerciali è “completamente aperto”, dopo il cessate il fuoco in Libano. Una mossa che arriva in parallelo all’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: colloqui diretti tra Washington e Teheran potrebbero tenersi già questo weekend, con l’obiettivo di raggiungere un accordo di pace per porre fine alla guerra in Iran, un conflitto che ha causato migliaia di vittime dall’inizio degli attacchi congiunti USA‑Israele del 28 febbraio.
Nonostante le dichiarazioni positive, restano dubbi sulla rapidità della normalizzazione del traffico marittimo. Ma intanto succede qualcosa di enorme: il prezzo del greggio americano crolla di oltre l’11%, riducendo i timori inflazionistici. E quando il petrolio scende, Wall Street accelera.
Come spiega Bob Doll, CEO di Crossmark, “la preoccupazione che il petrolio possa rallentare l’economia mondiale diminuisce”, e anche se un accordo formale non c’è ancora, “sembra che si stia andando nella direzione giusta per far salire il mercato”.
Il Nasdaq, trainato dal tech, vola: +1,52% e tredicesima seduta consecutiva in rialzo, la striscia positiva più lunga dal 1992. Il Dow guadagna +1,79%, mentre l’S&P 500 sale dell’1,20%. Su base settimanale, i numeri sono ancora più impressionanti: S&P +4,53%, Nasdaq +6,84%, Dow +3,2%.
I TITOLI ENERGETICI CROLLANO
Il Russell 2000, l’indice delle small cap, sorprende tutti: +2,1% e nuovo record storico, superando i guadagni delle big cap. Come spiega Nick Johnson di Willis Johnson & Associates, “il calo dei prezzi dell’energia impatta di più sulle small cap, che hanno margini più stretti”, e allo stesso tempo “inizia a essere chiaro che Stati Uniti e Iran vogliono lasciarsi tutto alle spalle”.
Tra gli 11 settori dell’S&P 500, il peggiore è l’energia: –2,9%, con Exxon Mobil –3,6% e Chevron –2,2% tra i principali pesi sul benchmark. Il migliore è il settore dei beni di consumo discrezionali, quasi +2%, guidato dalle crociere: Royal Caribbean +7,3%, Carnival +7%. Bene anche l’industriale: +1,8%, con United Airlines +7%.
PERSISTE LA CAUTELA SULLO STRETTO
Nonostante l’apertura iraniana, alcuni analisti avvertono che le sfide logistiche restano enormi. Erik Bethel di Mare Liberum sottolinea che i premi assicurativi per il rischio di guerra restano astronomici, e ci sono ancora rischi di mine e incertezze normative.
Sul fronte corporate, la giornata porta due pesi pesanti: Netflix crolla del 9,7% dopo aver previsto utili inferiori alle attese e annunciato l’uscita del co‑fondatore Reed Hastings, chiudendo un’era durata 29 anni. Alcoa scende del 6,8% dopo utili e ricavi sotto le stime, penalizzata da costi elevati e domanda debole.
Il mercato però resta fortissimo: alla NYSE i titoli in rialzo superano quelli in ribasso 4 a 1, con 623 nuovi massimi. Sul Nasdaq il rapporto è 3,11 a 1, con 3.685 titoli in rialzo. L’S&P 500 registra 49 nuovi massimi annuali e nessun nuovo minimo. Anche i volumi sono sostenuti: 20,29 miliardi di azioni scambiate, sopra la media delle ultime 20 sedute.



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