Notizie Finanziarie – 25 settembre 2026
Wall Street chiude la settimana con un recupero netto, lasciandosi alle spalle la tensione sui tassi vista nei giorni scorsi. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,86 per cento a 51.791 punti, l’S&P 500 lo 0,53 per cento a 7.744, il Nasdaq lo 0,63 per cento a 27.108, mentre il Russell 2000 delle small cap è salito solo dello 0,10 per cento. Nel computo settimanale il Nasdaq segna un più 2,3 per cento e l’S&P 500 un più 2 per cento, mentre il Dow arretra dello 0,5 per cento. Il rendimento del Treasury decennale, dopo aver toccato durante la settimana il 5,2 per cento, il massimo dalla crisi finanziaria del 2008, si è stabilizzato chiudendo la settimana su livelli poco variati. Rick Rieder di BlackRock ha commentato che la situazione “non è una crisi, ma un campanello d’allarme” per gli investitori obbligazionari.
Sul fronte geopolitico si è chiuso il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Washington, durato tre giorni. Il tono è stato cordiale, ma secondo diversi osservatori il risultato concreto è modesto: nessun accordo sostanziale è emerso su Taiwan, terre rare o nuovi dazi, e diverse analisi parlano di un incontro che ha privilegiato la forma sulla sostanza, confermando comunque la tregua commerciale in essere e allontanando per ora il rischio di un’escalation tra le due economie.
Il petrolio si è mosso in ribasso rispetto ai massimi di ieri: il Brent è sceso verso i 105 dollari al barile e il WTI verso i 93, sostenuti dalle speranze di un’intesa tra Stati Uniti e Iran che compensano i timori legati a possibili nuovi rischi sull’offerta saudita.
In Europa le borse hanno chiuso positive, con Piazza Affari migliore piazza del continente: il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,7 per cento a 51.904 punti, trainato dalle banche e dal comparto tecnologico. Bper e Unicredit hanno guadagnato circa il 2 per cento, Nexi il 2,37 e Technoprobe il 3,46, mentre i titoli legati al petrolio hanno frenato: Tenaris ha perso il 2,2 per cento, Eni l’1,6 e Saipem lo 0,9, appesantiti dal calo del greggio. Lo spread tra BTP e Bund si è attestato intorno ai 94 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,5 per cento. Parigi e Londra hanno chiuso con rialzi contenuti, rispettivamente dello 0,08 e dello 0,18 per cento, mentre il Dax di Francoforte ha guadagnato lo 0,67 per cento.
Sull’oro, i prezzi restano in un intervallo compreso tra i 4.300 e i 4.400 dollari l’oncia, con quotazioni intorno ai 4.340 dollari: pesano il dollaro forte, i rendimenti Treasury ai massimi da quasi due decenni e una probabilità stimata al 69 per cento di un nuovo rialzo dei tassi Fed nella riunione di ottobre.
Le criptovalute, invece, hanno ritrovato slancio dopo il calo di ieri: bitcoin è salito a circa 85.200 dollari, in progresso di oltre il 10 per cento nell’ultima settimana, mentre ethereum ha guadagnato quasi il 10 per cento settimanale toccando i 2.738 dollari. Alcuni gestori di hedge fund iniziano a parlare di un possibile ritorno di bitcoin verso i 250.000 dollari, sebbene il percorso resti definito come non lineare.
Da segnalare infine che l’indice di fiducia dei consumatori dell’università del Michigan è sceso ai minimi degli ultimi quattro mesi, con gli americani sempre più preoccupati per inflazione e dazi commerciali.
In sintesi, una settimana che si chiude con un recupero di Wall Street e delle borse europee, un mercato obbligazionario che dopo lo shock recente prende fiato, un petrolio in flessione sulle speranze di distensione con l’Iran, e un vertice Trump-Xi che rassicura sul fronte commerciale senza però produrre svolte concrete.


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