Emirati Arabi: Addio all’Opec
Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro dall’Opec e dall’Opec+, una decisione che arriva nel pieno della crisi innescata dalla guerra in Iran e che mette in luce le profonde divisioni tra i Paesi del Golfo.
Si tratta di un evento inatteso: gli Emirati erano uno dei membri storici dell’Opec, e la loro uscita rischia di indebolire un’organizzazione che, nonostante tensioni interne su geopolitica e quote produttive, ha sempre cercato di mostrarsi compatta. Il ministro dell’Energia, Suhail Mohamed al‑Mazrouei, ha spiegato che la scelta è frutto di “un’attenta analisi delle politiche attuali e future relative al livello di produzione”, sottolineando che non c’è stata alcuna consultazione con l’Arabia Saudita o altri Paesi membri. Una decisione quindi interamente politica, presa in autonomia.
L’annuncio ha avuto un effetto immediato sui mercati: il rialzo del greggio si è bruscamente fermato. E non potrebbe essere altrimenti, considerando che la regione è già sotto pressione. I produttori del Golfo stanno affrontando enormi difficoltà nel trasportare petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta da cui passa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali, oggi minacciata dagli attacchi iraniani.
Mazrouei ha precisato che l’uscita degli Emirati dall’Opec e dall’Opec+ – effettiva dal 1° maggio – non avrà un impatto enorme nell’immediato, proprio perché la situazione nello stretto limita comunque le esportazioni. Ma il quadro generale è chiaro: prima della guerra, l’Opec+ controllava quasi la metà del petrolio mondiale, mentre oggi la sua quota è già scesa al 44% e potrebbe calare ancora.
Secondo Monica Malik, capo economista di Adcb, questa mossa “apre la strada agli Emirati Arabi Uniti, che potrebbero conquistare nuove quote di mercato quando la situazione geopolitica si normalizzerà”. Un vantaggio potenziale non solo per il Paese, ma anche per i consumatori e per l’economia globale.
Gli Emirati, ricordiamolo, sono un hub commerciale e finanziario strategico, oltre che uno dei principali alleati di Washington. Negli ultimi anni hanno rafforzato i rapporti con Stati Uniti e Israele, soprattutto dopo essere stati colpiti dagli attacchi iraniani. Il legame con Israele è considerato una leva fondamentale per l’influenza regionale e per l’accesso privilegiato agli Stati Uniti.
Sul piano politico internazionale, il ritiro degli Emirati dall’Opec rappresenta anche una vittoria per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che già nel 2018 aveva criticato duramente l’organizzazione accusandola di gonfiare i prezzi del petrolio. La decisione arriva inoltre dopo le parole di Anwar Gargash, consigliere diplomatico emiratino, che aveva criticato la risposta dei Paesi arabi agli attacchi iraniani.
Intanto, i leader del Golfo si sono riuniti in Arabia Saudita per discutere una possibile risposta ai migliaia di attacchi con missili e droni subiti dall’inizio del conflitto. Un contesto che rende ancora più delicata la situazione: la capacità di riserva globale è ai minimi storici, e il mercato petrolifero è sempre più teso.
Uscire dall’Opec, però, offre agli Emirati un vantaggio competitivo: potranno sfruttare appieno i loro barili a basso costo e a basse emissioni, tra i più efficienti al mondo. Mazrouei ha ricordato che il Paese è stato un membro leale dell’organizzazione per molti anni, ma ha anche sottolineato che “il mondo avrà bisogno di più energia”, lasciando intendere che questa scelta punta a soddisfare quella domanda futura.
In sintesi, una decisione che cambia gli equilibri del mercato globale, apre nuove opportunità per Abu Dhabi e aggiunge un ulteriore livello di complessità a una crisi energetica già senza precedenti.



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