Sequoia cambia pelle – Sarà un ETF
Oggi parliamo di una trasformazione che potrebbe segnare un punto di svolta nel mondo degli investimenti attivi: il Sequoia Fund sta per essere convertito in un ETF. Una mossa che arriva dopo anni di performance altalenanti, deflussi continui e un passato piuttosto complicato.
Il team di gestione, Ruane Cunniff, ha comunicato la decisione nelle ultime comunicazioni regolamentari, spiegando che la scelta è fortemente legata al tema fiscale. Secondo la società, gli investitori del futuro Sequoia ETF potranno differire quasi totalmente la realizzazione delle plusvalenze, finché manterranno la loro posizione. Un vantaggio non da poco, soprattutto considerando la struttura attuale del fondo.
Ma perché questa conversione è così rilevante? Per capirlo bisogna guardare alla storia recente del Sequoia Fund. Negli ultimi anni, il settore ha visto un’enorme migrazione di capitali dai fondi comuni tradizionali verso gli ETF, soprattutto quelli attivi. E nel caso di Sequoia, circa metà del patrimonio deriva da plusvalenze maturate, un elemento che rende la questione fiscale ancora più centrale.
Il fondo, inoltre, porta sulle spalle un passato pesante. Circa dieci anni fa è stato al centro di cause legali legate ai piani 401(k), dopo che Sequoia aveva assunto una posizione estremamente concentrata su Valeant Pharmaceuticals, poi crollata rovinosamente. Le conseguenze furono pesanti: decine di milioni di dollari in risarcimenti in una delle cause principali. Oggi il portafoglio è molto diverso: la sua maggiore partecipazione è Rolls Royce, che rappresenta quasi il 13% del totale.
Nonostante questo rinnovamento, la performance non ha convinto. Dal 2015 solo 3 mesi su 134 hanno registrato afflussi, mentre gli investitori hanno ritirato complessivamente circa 6,5 miliardi di dollari. Il fondo ha sottoperformato sia il mercato sia la sua categoria Morningstar, con alcune eccezioni positive nel 2018, 2021 e nel 2025, quando ha messo a segno un ritorno superiore al 22%.
Ora arriva il momento della scelta. Tutte le quote del fondo comune verranno automaticamente trasferite nell’ETF entro la fine dell’anno. I clienti che investono tramite SMA, invece, potranno decidere se aderire o meno. Resta un’incognita: i piani pensionistici come i 401(k) difficilmente potranno mantenere l’investimento, perché gli ETF non sono compatibili con molte piattaforme di previdenza aziendale.
C’è poi un ultimo dettaglio tecnico ma importante: un ETF, a differenza di un fondo comune, non può chiudere le porte a nuovi investitori. Se in futuro Sequoia dovesse trovarsi di nuovo in una situazione di capacità limitata, perderebbe la possibilità di proteggere il portafoglio limitando gli ingressi.
In sintesi, la conversione del Sequoia Fund in ETF è un tentativo di rilancio, una scommessa fiscale e strutturale in un mercato che premia sempre più la trasparenza e l’efficienza degli ETF. Resta da vedere se questa mossa sarà sufficiente a invertire anni di deflussi e riconquistare la fiducia degli investitori.

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